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Financial Times: Berlusconi alleato difficile per Usa e Ue
Finalmente la stampa estera comincia a scrivere le “vere cause del complotto internazionale” che vede Silvio Berlusconi al centro del ciclone. La notizia viene pubblicata dal Financial Times e ripresa da ilsole24ore.com.
L’articolo afferma che Silvio Berlusconi è diventato un alleato «difficile» per i partner Usa e Ue.
Questa affermazione non è legata ai problemi della “vita privata” di Berlusconi, ma alle sue scelte politiche. I potenti al di là delle Alpi e degli oceani, infatti, sono molto più preoccupati per le scelte di politica internazionale del governo italiano, che non per i comportamenti di letto.
Particolarmente criticato è l’accordo tra Italia e Russia per la costruzione del gasdotto South Stream. A ciò si aggiungono le recenti aperture all’Iran del governo italiano.
Il gasdotto South Stream è diretto concorrente del gasdotto Nabucco. Quest’ultimo è stato bocciato dalla Russia di Putin. Quali sono i motivi di tanta concorrenza tra questi due progetti? Il primo non è un progetto europeo. Il secondo si. Il primo non è appoggiato dagli Stati Uniti, ma dalla Russia. Viceversa per il secondo. Il primo non passa per la Turchia, il secondo si. Il che sta a significare che il peso geopolitico di questo paese ne uscirebbe sminuito. Gli americani vogliono una Turchia europea. Al contrario, alcuni partiti italiani, leggasi Lega Nord, sono completamente in disaccordo con un’europa turca.
I motivi di contrasto tra il governo italiano e le amministrazioni statunitensi ed europee si allargano almeno ai seguenti piani: mercato delle risorse energetiche, equilibrio geopolitico, peso economico finanziario della Russia in Europa.
Non è un caso che il Financial Times scriva: “L’immagine di Berlusconi sarà stata gravemente danneggiata dalla valanga di storie sui suoi presunti legami con modelle e starlette. Ma per i governi occidentali la questione cruciale non è cosa il Primo ministro italiano fa nella sua vita privata ma se può contribuire a risolvere i pressanti problemi che hanno di fronte gli Usa e l’Unione europea”. L’articolo ha titoli eloquenti sul sito del Financial Times: “Usa e Ue si concentrano sulla perfomance del premier italiano sulla scena politica”.
L’Italia è un alleato indispensabile, ma sta mettendo alla prova la pazienza degli USA e dell’Unione Europea. Per l’amministrazione Obama, Berlusconi è un leader con cui bisogna avere a che fare. L’Italia, a differenza di altri Paesi Nato, appoggia la missione internazionale in Afghanistan e non ha nessuna intenzione di ritirare le truppe italiane. Inoltre, Berlusconi è diventato uno dei primi leader Ue a promettere di accogliere detenuti di Guantanamo.
Ma Obama non è Bush e preferisce altri alleati europei a Berlusconi, come i governi di Francia e Germania che ora sono pro-Usa. In sintesi, l’Italia conta di meno per la Casa Bianca.
Secondo i diplomatici interpellati dal Ft, la goccia che ha fatto traboccare il vaso, sarebbe stata la decisione di Berlusconi di firmare un accordo con la Russia per accelerare la costruzione del gasdotto South Stream, in concorrenza con il gasdotto Nabucco appoggiato da partner occidentali. L’appoggio di Berlusconi per Vladimir Putin su questo dossier “sta provocando molta rabbia a Washington e a Bruxelles”.
Inoltre, l’Italia, si legge ancora sul Financial Times, quest’anno “ha fatto infuriare la Gran Bretagna cercando di stabilire un dialogo diplomatico con l’Iran”. Non dimentichiamo che anche la Francia non è poi così contenta della nostra scelta di investire nel nucleare. Se l’Italia si dotasse di centrali proprie, la Francia perderebbe un ottimo cliente. Tra le altre cose, anche la scelta di riunire i leader in una città appena colpita da un terremoto i leader del mondo non ha riscosso grandi entusiasmi. Anzi, “sta causando nervosismo nelle capitali mondiali”.
Sul piano nazionale, il Financial Times si limita a qualche considerazione: «I più stretti sostenitori di Berlusconi negano che ci sarà un “fuggi fuggi” sulla scia degli scandali», ma «vecchi alleati della coalizione di centro-destra stanno già contemplando un futuro politico senza il loro leader di vecchia data». Citando anonime fonti governative, riferisce che queste non prevedono imminenti dimissioni di Berlusconi. «Ma ministri chiave stanno cominciando a posizionarsi nell’eventualità che rivelazioni ancora più dannose lo costringano a farsi da parte». Le persone che hanno parlato con il Financial times parlano di «sabbie mobili» e di «scenario completamente nuovo». Circola il timore che i pm facciano l’annuncio di un’inchiesta ufficiale proprio mentre Berlusconi ospiterà il G8. Proprio come accadde nel 1994, quando gli fu annunciata l’inchiesta per corruzione mentre presiedeva una conferenza Onu sul crimine.
Secondo le fonti governative, le dinamiche sono cambiate. Prima di tutto c’è la sensazione che le ambizioni di Berlusconi di diventare presidente della Repubblica siano state spezzate. Inoltre, «le elezioni europee hanno mostrato che gli elettori si stanno allontanando», «l’immagine internazionale dell’Italia è calata» e la Chiesa cattolica «sta esercitando pressioni». Nonostante la sua immagine di ricco miliardario che distribuisce agli amici regali e feste, «gli alleati lo dipingono come un uomo isolato, con nessuno che osi dargli un consiglio personale».
Ma Berlusconi è il «collante» che tiene insieme la sua coalizione. Non c’è un successore evidente, il Pdl non ha un vice. Secondo il Financial Times, i ministri il cui futuro dipende da Berlusconi lo difendono: Maurizio Sacconi (Welfare), Claudio Scajola (Sviluppo economico) e Franco Frattini (Esteri). Le donne formate da Berlusconi, compresa Mara Carfagna (Pari Opportunità) e Stefania Prestigiacomo (Ambiente), sono leali, ma non parlano. «Poi ci sono figure chiave, che sono rimaste in silenzio o hanno preso le distanze, che vedono un futuro oltre Berlusconi, sperando che l’eventuale successione sia ordinata». Gianni Letta è il più vicino a Berlusconi «e di fatto sta operando come primo ministro». Giulio Tremonti «ha il vantaggio di stretti legami con la Lega Nord». Gianfranco Fini «sta coltivando una rispettabile immagine di statista». Ma «come un potentato medio-orientale che non si può permettere di lasciare la scena», conclude, c’è un serio ostacolo alle dimissioni di Berlusconi: la sua immunità dura solo finché resta in carica.
Anche questo è vero. Se per caso Berlusconi dovesse dimettersi, sarebbe attaccato dai magistrati e tutte le sue questioni sospese sarebbero scongelate. Ne verrebbe fuori una battaglia legale che si potrebbe risolvere solamente con un esilio. Tuttavia, Berlusconi ha fin troppi interessi economici in patria per potersi dare alla fuga. E’ per questo che, fino ad oggi, ha rifiutato le accuse ed è andato avanti.
D’altro canto, non si comprende come mai, buona parte del mondo internazionale si stia interessando ad una vicenda del genere. Non è il primo Cadpo di Stato che viene accusato di scandali sessuali. Certamente non sarà nemmeno l’ultimo. Il vero problema è che Berlusconi ha rotto un equilibrio precario della democrazia italiana. Ha accentrato su di se troppi poteri: economico, finanziario, politico e d’informazione.
Ammesso che questi colpi d’accetta, che piovono quotidianamente sul governo, siano sferrati per l’amicizia con Putin e per la politica d’interesse che vede coinvolti di riflesso l’Eni, i gasdotti, fino ad arrivare alla questione georgiana… non si può non tenere in considerazione che Silvio Berlusconi è troppo potente per essere comparato a Mattei. Altro italiano vittima di una politica energetica nazionale non perfettamente allineata agli interessi internazionali occidentali.
Bisogna puntualizzare che queste scelte vedono coinvolta anche la Lega Nord e non solo il Premier. In Italia la lega ha dichiarato espressamente di non volere la Turchia in Europa. Ciò non è assolutamente in linea con quanto auspicato dall’amministrazione statunitense che, al contrario, vuole far passare Nabucco proprio in questa terra di mezzo tra Medio Oriente e Europa stessa.
Colpire uno, il più esposto e il più forte, per colpirli tutti? Forse è questo che sta realmente accadendo, o forse no. Tuttavia i cittadini italiani non sono così sciocchi da non considerare un altro problema, che sfugge, forse all’estero. La Lega Nord ha un esercito, quello delle Guardie padane.
Il rischio di una degenerazione di questa vicenda, visto il continuo e alto sostegno che ha ancora Berlusconi, potrebbe portare a scontri sociali forti e aspri. Aggravati dal malcontento sociale generato dalla crisi economico finanziaria che attraversa il paese.
Quali siano gli scenari futuri evolutivi di questa vicenda, noi, poveri mortali, non possiamo saperlo. Al massimo possiamo immaginarlo. La sensazione è che si stia esagerando su entrambi i fronti. Non sarebbe più semplice convincere Berlusconi a farsi da parte garantendogli l’immunità? Non sarebbe più semplice lasciargli una buona-uscita che non può non rifiutare?
Prima che i personalismi travolgano le istituzioni non sarebbe meglio fermarsi tutti? Questo lento logorio istituzionale non può non destare preoccupazione. Non è una questione di sola politica internazionale. Potrebbe diventare anche una questione di ordine interno. Il gioco non vale la candela, nè per gli italiani, nè per le parti in causa che.
E’ vero che in Italia abbiamo l’Arma dei Carabinieri, sempre fedele alla Repubblica e al Presidente della Repubblica, che è stata sempre garante della stabilità e dell’ordine nazionale. E’ vero che gli italiani sono pacifici. E’ vero che abbiamo il Papa e la Chiesa a proteggerci. Tuttavia è altrettanto vero che, da cittadino, visto ciò che accade nel resto del mondo, non posso non essere preoccupato e, di tutte queste storie, ne farei volentieri a meno.
Nuovo Ordine Mondiale: Obama, Fed e signoraggio, passando per Lincoln e Kennedy
Sono molte similitudini tra la morte di Abramo Lincoln e JFK. Entrambi vennero uccisi di venerdi e entrambi furono colpiti da dietro e alla nuca. Morirono senza riprendere coscienza. Sia Lincoln che Kennedy avevano avuto 4 figli e, al momento della loro uccisione, solo 2 di questi erano vivi. Il vice di Lincoln si chiamava Johnson ed era nato nel 1808. Il vice di Kennedy si chiamava pure, Johnson ed era nato nel 1908, a distanza di 100 anni esatti dall’altro. Tutti e due i presidenti avevano condotto aspre battaglie per i diritti civili dei negri: Lincoln con il Proclama di Emancipazione e Kennedy con la legge sui Diritti Civili.
Al di là di queste coincidenze, entrmabi i presidenti degli Stati Uniti si opposero ad una Banca Centrale privata. Lincoln lo fece attraverso queste parole: “The money power preys upon the nation in time of peace and conspires against it in times of adversity. It is more despotic than monarchy, more insolent than autocracy, more selfish than bureaucracy. I see in the near future a crisis approaching that unnerves me, and causes me to tremble for the safety of our country. Corporations have been enthroned, an era of corruption will follow, and the money power of the country will endeavor to prolong its reign by working upon the prejudices of the people, until the wealth is aggregated in a few hands, and the republic is destroyed”.
Kennedy tentò di limitare i poteri della Banca Centrale e di far stampare moneta direttamente allo Stato e denunciando i pericoli della massoneria e delle società segrete. E’ per questi motivi che è facile pensare che Obama avrà lunga vita. Recentemente ha proposto una riforma del sistema finanziario statunitense attribuendo maggiori poteri alla FED, banca centrale americana, privata. Questi maggiori poteri la farebbero diventare un supercontrollore del mercato monetario nazionale e internazionale.
L’amministrazione Obama, guardata con occhi disperanza dall’intero pianeta, non ha nulla di realmente innovativo. I principali uomini che la compongono provengono da Wall Street. I giornali americani, ora, osannano il Nuovo Ordine Mondiale come un’opportunità per la nazione. Peccato che non spieghino cosa intendono con queste tre parole. Sopratutto, peccato che si sia persa la visione critica di illustri e liberi presidenti morti al servizio del loro paese.
Nel gennaio del 2009 Market Watch, una pubblicazione online del Wall Street Journal, discuteva della possibilità di una iperinflazione del dollaro statunitense, e affermava di seguito, riguardo la prospettiva dell’amero, “a prima vista, per quanto difficile da immaginare, si intuisce che la cosa abbia un senso. La capacità di coniugare le risorse naturali del Canada, l’ingegnosa creatività americana e la mano d’opera a basso prezzo del Messico, permetterebbe al Nord America di competere meglio a livello globale.” L’autore continua dicendo che “se la futura politica sarà quella di creare più debito, invece di lasciare che risparmio e investimenti si riequilibrino, dobbiamo fortemente considerare l’eventualità di uno shock sistemico. Potremmo aver bisogno di far guadagnare spazio a una valuta a due livelli, se il dollaro dovesse decadere sensibilmente dai livelli attuali,” e che “Se si manifestasse una simile dinamica l’equilibrio globale dei poteri si frammenterebbe in quattro regioni principali: Nord America, Europa, Asia e Medio Oriente. Il tutto è da verificare. Nel frattempo il Financial Times, edito da un membro Bildenberg, scriveva: And now for a world government.
Sono in tanti a ritenere che la crisi economico finanziaria possa essere un’opportunità per l’America e che Obama sia la persona giusta per rendere reale questa opportunità. Peccato che questi pensieri frullino nelle menti degli attuali responsabili della crisi stessa. La presidenza Obama sembrerebbe servive agli scopi di quelle elite di “potenti” che altri presidenti americani hanno aspramente criticato a contrastato prima di lui.
Interessante, a titolo divulgativo, è il piccolo documentario di Alex Jones che si intitola: L’inganno di Obama. Inserisco il link al primo video, dal quale potete accedere a tutti i successivi. Complessivamente sono 12, tutti con i sottotitoli in italiano.
Concludo questo post con l’unico mezzo di “protesta” che ritengo utile: cioè divulgare alcuni video dei discorsi dei due fratelli Kennedy. Nella speranza che, anche per sbaglio, qualcuno ci clicchi e che possa rimanere colpito e riflettere sull’”unico sogno” che l’intera umanità debba perseguire. Sperando anche che agli Illuminati del Nuovo Ordine Mondiale, si possano sostituire presto i Kennediani del New World Democratic Dream. Il sogno l’abbiamo già da anni, abbiamo bisogno, purtroppo, di chi riesca a realizzarlo senza morire prima. In fondo, non esiste complotto senza resistenza.
El Pais e Villa Certosa: la cronaca rosa si tinge di giallo
Il quotidiano spagnolo El Pais ha rotto il ghiaccio ed ha pubblicato le foto scattate da un paparazzo italiano a Villa Certosa, con un articolo in tre lingue: spagnolo, italiano e inglese. Sono diverse le paginededicate alla vicenda: Le immagini proibite di Berlusconi e Berlusconi al desnudo.
L’unica vera notizia interessante, su questa storia, è tuttavia un’altra. Ed ha a che vedere con “lo scatto” delle foto e non tanto con le immagini che esse hanno impresse. Interessante, a tal proposito, è un altro articolo pubblicato su La Stampa che titola: E Silvio disse: “A Villa Certosa non vado più”.
Cosa ha rotto, apparentemente l’idillio tra la “magione” e il suo proprietario? La risposta è semplice: la sicurezza. Berlusconi dichiara di aver ricevuto almeno 39 minacce di morte da parte di organizzazioni criminali, anche internazionali. In quella tenuta ha ospitato diversi capi di stato. Eppure, per farci capolino, è sufficiente un teleobbiettivo. Non è strano? E se il fotografo fosse stato un cecchino?
La stessa questione la pone anche Andrea Ghedini, l’avvocato di Berlusconi: “E devo dire che da questa storia Villa Certosa esce come un luogo vulnerabile… E non per colpa della vigilanza”.
Il secondo risvolto, posto da ghedini è: “E adesso quale personalità internazionale accetterà di essere ospitato a Villa Certosa? Lo stesso Presidente Berlusconi è consapevole di poter essere sempre immortalato da un fotografo… E quindi, non si sente più a casa sua. Tutto questo è indecente”.
L’articolo continua parlando delle foto e dello scandalo, però il vero problema non è cosa faccia o meno Berlusconi in quella villa, ma quanto quella villa sia sicura.
Riassumendo le situazioni sono due:
1) O Berlusconi è così sicuro della sua immunità e impunità tanto da non far caso alla sicurezza. In questo caso è plausibile che un fotografo possa essersi infilato con il teleobbiettivo al suo interno.
2) Oppure l’infiltrato potrebbe non essere così infiltrato.
Al massimo si potrebbe ipotizzare che quel sistema, che garantisce l’immunità e l’impunità perpetua di Berlusconi, sia entrato in crisi. E che qualcuno lo abbia tradito.
Ma quanto è verosimile che la sicurezza di quella villa non sia a prova macchina fotografica? L’altra domanda è la seguente: come mai l’unico nudo integrale è di Topolanek?
Forse perchè il giorno in cui sono uscite si votava nel suo paese? O forse perchè è stato Topolanek a rappresentare l’Unione Europea nelle mediazioni tra Russia e Ucraina. All’epoca dello scontro politico sul passaggio di gas.
Perchè non Putin? Anche lui è stato ospite a Villa Certosa.
La cosa buffa è che Topolanek di sicuro ha mentito ai suoi elettori. Prima ha affermato che lui non poteva assolutamente essere stato fotografato nudo. Sarebbe stato impossibile. Poi ha affermato che si trattava di un fotomontaggio. Poi ha concluso dicendo che “non sa sia il caso di denunciare”, questo perchè “è difficile dimostrare che si tratti di un fotomontaggio”. Cosa che non è assolutamente vera nel momento in cui gli scatti originali sono in mano alla magistratura.
A questo punto è necessario aggiornare l’elenco dei paesi che sono stati “colpiti” da incidenti o scandali particolari e non meglio chiariti, sotto questa campagna elettorale:

Considerando le amicizie e le finte simpatie degli stati europei per Russia o America, più che di elezioni europee, si potrebbe parlare di Giochi da Tavolo. Chi è convinto che si tratti di un esercizio democratico, credo stia sbagliando. Qua si lanciano i dadi e si spostano “non i carrarmati”, come a Risiko, ma gli scandali. Non è un caso che il discorso di Obama all’Islam arrivi a urne aperte. Così come non è un caso che oggi Obama sia in Germania e, ad esempio, non in Italia.
Di certo, i sostenitori della teoria del complotto (Nuovo Ordine Mondiale), saranno contenti. Loro lo denunciano e lo avversano. Stanno perdendo. Ma di certo le cose iniziano a filar meno liscie di prima agli organizzatori, chiamati illuminati.
Il che vuol dire che qualche soddisfazione gli anti-complottisti iniziano ad ottenerla. Chi vincerà, in questo gioco al controllo delle masse lo scopriremmo lunedì. In ogni caso non sarà una bella sorpresa.
Se proprio volessimo andare a cercare alcune affinità, ripulite dai decenni e dalla modernità l’unica sintesi che mi viene in mente è la seguente. Berlusconi sta a Mussolini come Putin sta a Hitler. Quando Hitler iniziava la sua battaglia, Mussolini era già un dittatore vecchio, senza slancio e meno potente. Così oggi, Putin si appresta alla sua guerra subdola in Europa (a suon di gas e capitali economici), mentre Berlusconi inizia il suo declino carismatico.
Ora giocano a risiko, presto si siederanno al tavolo del monopoli. Altri cinque anni di tempo e Berlusconi avrà raggiunto il ventennio. Altri cinque anni di tempo e Putin avrà alle sue dipendenze l’economia dell’intera Unione Europea. Per fortuna arriverà Nibiru nel 2012… a porre fine allo scempio.
Scusate il gioco tra notizie vere e fantasia… in fondo la verità la si dice scherzando, ma anche no!
Febbre suina: i giornali parlavano di pandemia già dal 1999
La febbre suina è arrivata anche in Europa e l’attenzione mediatica internazionale è ai massimi livelli. I quotidiani italiani aggiornano tempestivamente sul numero dei morti e sull’evoluzione dell’epidemia. In Messico le vittime sono salite a 149 e i primi infetti europei sono sotto osservazione negli ospedali di diversi stati. Al momento, il numero è in rapida evoluzione, si contano 40 casi negli USA, quattro in Canada, un caso è stato accertato in Spagna, due in Scozia. Altre persone sono sotto osservazione e si è in attesa di prognosi.
Nel frattempo gli Stati Uniti hanno proclamato lo stato d’emergenza e la Commissione dell’Unione Europea ha espressamente sconsigliato di recarsi nelle Americhe. La politica italiana è ottimista e invita i cittadini a stare tranquilli. I giornali no, loro non trasudano ottimismo, anzi forniscono informazioni e istruzioni utili che il cittadino può seguire per evitare il contagio.
Ad esempio, il corriere.it fornisce il link del sito americano sulle pandemie. La Stampa.it pubblica una scheda con le domande più comuni sulla malattia, spiegando cosa è e come si evita. Sempre la Stampa.it pubblica una scheda con consigli per i viaggiatori. tra le varie informazioni si può trovare il riferimento del Settore Salute del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali (Responsabile D.ssa Annunziatella Gasparini Tel.:06/59945397-5289 mail:ufficiostampa@sanita.it Lungotevere Ripa,1 – 00153 Roma). Infine, la repubblica.it fornisce delle informazioni sulla cura della malattia.
I quotidiani stranieri si spingono anche più in là e si pongono domande sulla natura della malattia. Le Monde racconta, attraverso le parole di Didier Raoul dell’incapacità del sistema sanitario francese di far fronte alla febbre suina. La prima cosa che gli domandano è come mai il virus sia apparso in Messico. Didier afferma che questa epidemia sia più pericolosa dell’aviaria. Nei paesi dell’Asia maiali e uccelli convivono negli stessi spazi.
D’altronde, già nel 2003 la Stampa riporta un articolo che testimonia quanto sostenuto da Didier: Nelle «prigioni» di polli e maiali dove la «Sars» si e’ scatenata Boom degli affari senza alcun controllo sanitario. Vi riporto un estratto: Gli animali vivono incastrati in minuscole gabbie quasi soffocati dalla polvere del mangime. Spesso nei piccoli mattatoi i MAIALI appena macellati sono gonfiati pompando acqua sporca nelle vene attraverso il cuore. Cosi’ prendono un terzo del peso in piu’. E’ avvolto nel mistero che cosa i contadini diano da mangiare ai polli. Le autorita’ locali non hanno mai operato controlli sanitari severi, timorose d’incontrare resistenze in queste campagne dedite all’arricchimento a tappe forzate.
Ritornado alle parole di “le Monde”, è probabile che questi virus si siano trasmessi prima tra animali e, infine, dal maiale all’uomo. Essendo il maiale più vicino biologicamente all’uomo, è pericoloso che questo virus riguardi i suini. Gli stadi di diffusione sarebbero tre. Nel primo stadio la trasmissione avviene da animale ad animale, poi da animale ad uomo e, al terzo stadio, tra uomo e uomo. Il virus dell’aviara, ad esempio, non ha mai realmente superato la seconda fase, chiamata zoonose. Cosa che ha fatto questo virus. Il problema è che, ad oggi, non si ha la minima idea di quale sia e il suo tasso di contagiosità. Solo conoscendo il numero di persone che possono essere infettate da un malato si potrà comprendere la portata sanitaria del problema.
Alla domanda “quali sono i paesi più preparati a rispondere alla malattia”, Didier risponde: la Cina e l’Italia (che ha due strutture attrezzate per gestire questo tipo di emergenze”.
Nel frattempo, il giornale britannico The Sun propone la cronca di ciò che è avvenuto e dà notizia di due infetti in Scozia. El Mundo, giornale spagnolo, fornisce alcuni numeri: una persona infetta e 26 casi sospetti. Ma, come accade per il giornale inglese, non ci sono aggiornamenti importanti sulla natura e sulle probabili origini di questo virus mutante.
Per cui dobbiamo ritornare ai giornali italiani e ripercorrere la storia di questa “tragedia annunciata”. Il sole24ore pubblica un video sulle reazioni della popolazione messicana, assieme ad una mappa dei casi di febbre suina nel mondo e una notizia interessante che, non ha nulla a che fare con il virus, ma ha a che fare con il mercato della carne.
In Cina, nel 2008, il prezzo sul mercato di carne suina era aumentato del 43% in un anno. Lo sviluppo economico cinese ha portato ad un aumento del consumo di carne di maiale tra la popolazione. Un miliardo e 300 mila cittadini cinesi ne mangiavano circa 203 mila tonnellate l’anno. E proprio perchè si tratta di uno degli alimenti più consumati, il suo prezzo trainava l’inflazione cinese, che nel mese di maggio 2008 era aumentata del 3,3%. “E’ la più veloce crescita registrata da due anni a questa parte”, notava Mark Williams, economista di Capital Economics Consultancy.
In realtà questa corsa al rialzo era iniziata alla fine del 2006, quando una grave epidemia sterminò centinaia di migliaia di animali, soprattutto nel sud del paese.
Ma le cause di questa situazione erano anche altre: il costo del mangime degli animali era cresciuto del 25% nell’ultimo anno, perchè una parte crescente della produzione di cereali ha iniziato ad essere trasformata in biocarburante. E poi, proprio grazie a un’economia più ricca e a salari più alti, i lavoratori cinesi possono permettersi di consumare più carne, mentre per i ceti più poveri il maiale è sempre stata la principale fonte di proteine.
Di fronte a quei dati allarmanti, il governo di Pechino aveva affermato «il governo sta facendo tutto il possibile per assicurare la disponibilità di carne di maiale e mantenerne accessibili i prezzi».
Si riferiva alle riserve strategiche che proprio il governo, come le amministrazioni locali, hanno a disposizione e possono immettere sul mercato in caso di necessità: essenzialmente per “riserva” si intende una quantità di maiali che il governo mantiene negli allevamenti privati stanziando fondi speciali. Il ricorso a queste riserve avrebbe potuto allontanare le previsioni – tutt’altro che rosee – di Goldman Sachs, per la quale l’inflazione cinese sarebbe arrivata al 4% «molto presto».
In tempi non sospetti, nel 2004, su la stampa.it si poteva leggere: AVIARIA: I TIMORI DI UNA PANDEMIA. Influenza, maiali sotto osservazione. IL VIRUS H5N1, (dell’aviaria) POTENZIALMENTE IL PIU’ PERICOLOSO, POTREBBE INFETTARE I SUINI, CHE HANNO LA CARATTERISTICA DI POTER OSPITARE GERMI UMANI
Nello stesso articolo troviamo questa affermazione: Un’altro tipo di virus influenzale aviario fu isolato da MAIALI allevati in CINA nel 1999.
Nel 2004, sempre la Stampa.it scriveva: LO SCENARIO PIU’ TEMUTO DAGLI SCIENZIATI. Con il gioco delle mutazioni si scatena la pandemia.
Eccovi un estratto: in CINA il virus aviario sarebbe ormai endemico tra i MAIALI, cioe’ gli animali «serbatoio» di virus umani e aviari? In questo caso si avvicinerebbe pericolosamente la prospettiva di una «ricombinazione» e, quindi, di una pandemia come la famigerata «Spagnola» che attraverso’ l’intero pianeta come un uragano all’indomani della Prima guerra mondiale, provocando dai 20 ai 40 milioni di morti, secondo le stime.
Ritorniamo al 2008, per comprendeere l’importanza della speculazione su questo prodoto alimentare: La carne proibita. In tre mesi +10% ”Mister Prezzi” indaga sulle denunce di speculazione.
Concludendo, il mercato della carne di maiale, proprio in uno dei paesi a maggior produzione, ha vissuto nel 2008 almeno due vicende interessanti:
1) la prima è l’epidemia che ha colpito il sud della Cina provocando la morte di molti animali e la diffusione del virus aviario nei maiali,
2) la seconda è la speculazione economica a cui ha fatto seguito, molto probabilmente, un tentativo di “aumento della produzione di questa carne” con tecniche di allevamento discutibili sia dal pnto di vista umano che sanitario.
Caso strano, come è avvenuto per il morbo della “mucca pazza”, quando la natura non viene rispettata, l’uomo paga le spese del danno che produce. La cosa ancor più tragica è che dal 2004 si parla di probabile pandemia legata proprio ad una mutazione del virus dell’aviaria nei maiali.
E’ il caso di dire: cronaca di una tragedia annunciata?
La stupidità dell’uomo sembra proprio essere pari al suo disprezzo per ciò che lo circonda e per la sua stessa specie.
I protagonisti del Nuovo Ordine Mondiale: David Rockefeller (prima parte)
Per i sostenitori della teoria del complotto, chiamato Nuovo Ordine Mondiale, uno dei protagonisti chiave di questa organizzazione massonica, destinata a cambiare le sorti dell’umanità, è il magnate David Rockefeller.
David proviene dalla nota famiglia di miliardari che, secondo vecchie stime, gestiva una ricchezza stimata intorno all’1% del PIL americano. Anche oggi, l’ultimo erede di una questa dinastia viene considerato uno degli uomini più potenti del pianeta.
Secondo i complottisti Rockefeller starebbe organizzando una serie di azioni rivolte al controllo della popolazione mondiale e a gestire il problema della sovrappopolazione del pianeta. Gli strumenti da lui utilizzati sarebbero collegati alle Fondazioni che sono in suo possesso e che porterebbero direttamente o indirettamente il suo nome. Non conoscendo nulla di questo signore, mi sono messo a sfogliare virtualmente cosa dicono i giornali on line sul suo conto…
Tutti gli articoli trovati si snodano su tre filoni:
a) la ricerca scientifica sullo stato del pianeta e sulla conservazione del patrimonio naturale, inteso come “biodiversità”
b) i successi dell’Università Rockefeller nel campo della ricerca scientifica
c) i rapporti tra la famiglia Rockefeller e la Exxon
Il primo articolo, relativo alla ricerca scientifica nei mari del pianeta, è datato 2003. David Rockefeller ha aderito ad un’organizzazione, la Pew Oceans Commission, che ha pubblicato il rapporto. In un secondo articolo si accenna ad un progetto finanziato per oltre 1 miliardo di dollari. Questo progetto partiva da una denuncia fatta diversi anni prima, cioè nel 1995 dall’Accademia nazionale delle scienze americana. L’allarme poneva l’accento su come l’esplosione della popolazione umana potesse modificare rapidamente la diversità biologica degli oceani, forse in modo irreversibile. “Finora sono stati investiti 70 milioni di dollari nel Censimento della vita marina, ma il costo totale è previsto in un miliardo di dollari, la maggior parte da parte di fonti governative”, cita l’articolo.
Il secondo ordine di notizie ha a che vedere con le scoperte dell’Università Rockefeller di New York, una delle 30 migliori del mondo nel 2005. On line riesco a sapere che nel 2006 viene scoperta dal premio nobel per la medicina Paul Greengard, la molecola P11 che cura la depressione. Un articolo del 2006, invece, unisce due tasselli: sovrappopolazione mondiale e Università Rockefeller. Vengono pubblicate alcune stime, commentate da Joel Coen, demografo e professore presso le università newyorkesi Rockefeller e Columbia. Il professore valuta che l’attuale incremento della popolazione mondiale sia pari all’1,1 per cento all’anno. Ritorniamo, sempre nel 2006, alla ricerca sulla “mente” umana: “Sesso, lei preferisce il partner esperto”. Una ricerca sui topi “fotografa” i meccanismi cerebrali alla base della selezione del compagno. E, a distanza di due anni, ritorniamo sul tema “sovrappopolazione” facendo riferimento alla contraccezione: Si usa come un profumo, funziona come una pillola contraccettiva: uno o due puff sulla pelle ed ecco l’effetto «niente figli». «Gli spray anti-concezionali sono ancora nella prima fase di ricerca – ha ricordato R. Sitruk-Ware della Rockefeller University di New York nel suo intervento al X Congresso della European Society of Contraception in corso a Praga. – e se questa darà i suoi frutti contribuirà ad allargare l’offerta di metodi per una contraccezione che sta diventando sempre più personalizzata, “tailor made”, dicono gli esperti, come un abito confezionato su misura da un sarto».
E’ evidente come la famiglia Rockefeller investa ingenti quantità di denaro in filantropia e ricerca scientifica. E’ meno evidente, anche se non impossibile da scoprire, chi contribuisca a finanziare questi progetti. Qualche critica indiretta alla famiglia proviene da un articolo del 2005. In esso parlando della filantropia di Gates si afferma: Ma nemmeno il critico più severo pensa davvero che Gates usi la filantropia per restaurare la sua immagine come fecero, a partire dalla fine dell’Ottocento, i Rockefeller. Indirettamente vuole dire che la famiglia Rockefeller ha usato la filantropia per coprire o smorzare altri atti “meno filantropici” che ne hanno messo in discussione la loro autorevolezza?
Arriviamo all’intreccio Rockefeller e petrolio. “SERVE CAMBIAMENTO”, questa è la posizione della famiglia rispetto alla Exxon. Eccovi un estratto: Peter Johnson, lo storico della dinastia, sospetta che il loro obbiettivo sia di riformare non solo la Exxon ma l’intera industria petrolifera: “E’ gente con un impegno ambientale e sociale preciso. Mirano alla riduzione delle emissioni di gas nel mondo e al sostegno delle comunità meno abbienti”. I “rivoltosi Rockefeller”, come li chiama il Wall Stret Journal, hanno l’appoggio popolare. Ma il presidente e amministratore delegato della Exxon, Rex Tillerton, non intende cedere: “Noi siamo una ditta petrolifera e petrolchimica e resteremo tale. Siamo la più forte della storia come dimostra il nostro bilancio”.
Grazie a Ilsole24ore sappiamo che i manager hanno avuto la meglio sui Rockefeller e che la politica di Exxon non è cambiata. Cerchiamo di capire qualcosa in più…
Alla base della polemica con la Exxon vi è il caro greggio che, per le compagnie petrolifere, corrisponde a lauti profitti da investire. La famiglia Rockefeller voleva utilizzare tali risorse per investire in maniera alternativa. I manager, però, hanno voluto continuare la loro politica aziendale. Ciò a dimostrazione che le speculazioni del pre-crisi economico finanziaria hanno portato i capitali altrove e che una definizione di questo altrove è: “le casse dei petrolieri”. Insomma, in barba ai manager, i Rockefeller guardano avanti…
Avanti sicuramente, ma in quale direzione? Dal corriere e da ilsole24ore non si arriva a nulla di effettivamente lampante. E’ così che m’imbatto in altri archivi… ma alla prossima puntata!
Un uomo che pensava ad un mondo libero e democratico. Un uomo che ha espresso dissenso contro ogni forma di organizzazione della società che non fosse democratica.
Un uomo che ha tentato di contrastare i poteri della FED e gli interessi privati dei suoi proprietari.
Un uomo che oggi non c'è, ma che ci ha lasciato idee e valori per costruire un mondo realmente libero e democratico.