Inchieste a Bari: il tallone d’Achille della politica italiana

Le indagini di Bari riservano, giorno dopo giorno, nuove sorprese. La puglia è il tacco d’Italia, ed è il caso di dire, è anche il tallone d’Achille per la politica italiana di destra e di sinistra. Si è partiti da indagini relative ad alcuni appalti nella sanità che sarebbero stati concessi in cambio di mazzette e si è finiti a parlare di prostitute e di feste per omaggiare il presidente del Consiglio.

Alle dichirazioni hanno fatto seguito le interviste nei giornali. Poi la pubblicazione delle intercettazioni. E’ così che i palazzi del potere berlusconiano sono stati trasformati in case d’appuntamento. Se volete, in bordelli d’alto borgo.

Se volete, però, è ancor peggiore il filone di indagini che vede coinvolti gli esponenti del centro sinistra. Vendola, mettendo le mani avanti si era detto “al di sopra di ogni sospetto” e aveva azzerato la giunta regionale. Poi, ieri, i carabinieri hanno acquisito i bilanci nelle sedi regionali pugliesi di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Liber­tà e Lista Emiliano (del sindaco di Bari). Gli accertamenti riguardano l’ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in ri­ferimento al periodo dal 2005 a og­gi, comprese le ultime elezioni al Co­mune di Bari.

Qualcuno inizia a sostenere che il tanto clamore suscitato nei confronti della vicenda escort sia in realtà servito a coprire quest’altro filone di indagine. Ma è altrettanto chiaro che, se le accuse ai partiti di centrosinistra dovessero ri­velarsi fondate, la storia delle escort, a confronto, ha il peso di uno starnuto rispetto ad una polmonite acuta.

Antonio Di Pietro, forse profeta, ha ricordato che i “corruttori non hanno colore politico” e che “esiste un unico grande virus dell’illegalità e dell’interesse perso­nale”. E’ l’ennesima cannonata sulle tende da campo di una Croce Rossa che non salva più nemmeno se stessa.

I leader di sinistra sono, infatti, assolutamente incapaci di disegnare un nuovo progetto politico. Non hanno più credito politico e, ormai da tempo, svolgono il ruolo della comare che, invidiosa della vicina di destra gaudente, diletta il suo tempo nello sparlare asfittico e solitario sull’uscio di casa. Ormai nessuno l’ascolta più.

Qualsiasi questione interna alla sinistra viene affrontata in trincea. L’immagine rimanda a quel medioevo litigioso e lontano in cui piccoli eserciti si contendevano fazzoletti di terra segnati da campanili. Mentre nelle corti reali del passato si gridava “morto il re, evviva il re”. Nella sinistra italiana si utlizzano strumenti democratici, come le primarie, gestiti alla maniera dei Borgia, pieni di veleni e sotterfugi sotterranei.

Nelle indagini di Bari c’è un pò di tutto. E’ un brodo primordiale di malgoverno e di cattiva amministrazione. Rappresentano un piatto guarnito e succulento della peggior forma di democrazia: ipotesi di gare pilotate nella sanità, pentiti di mafia, forniture di protesi, appalti e servizi sanitari in cam­bio di voti e soldi da destinare ai partiti, finanziamenti di campagne elettorali da parte della mafia.

Il tutto, o buona parte di esso, sarebbe maturato all’interno dei circoli ricreati­vi del quartiere “Libertà” dove i malavitosi giocano e bevono birra: chi perde paga da be­re.

Tra i reati contestati c’è l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truf­fa e all’abuso d’ufficio per i pre­sunti illeciti negli appalti sani­tari. Ma c’è anche l’aggravante mafiosa per alcuni degli indaga­ti.

Chi lo sa se erano queste le “scosse” annunciate da Massimo D’Alema? In ogni caso, questa vicenda è l’ennesimo colpo di grazia inflitto ad un paese e a un sistema democratico che ha perso per l’ennesima volta, se possibile, ogni speranza.

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