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Rapporto Istati sull Povertà: in Italia gli indigenti raggiungono il 5%

con 2 commenti

http://www.globalpress.it/images/big/200903211113poveri.jpgL’Italia non sarà in declino, come afferma Tremonti, ma gli italiani lo sono e alcuni irrimediabilmente. L’Istat ha  presentato il rapporto sulla Povertà (con dati aggiornati al 2008) e 5 italiani su 100 si trovano ad affrontare uno stato di indigenza assoluta.

Il fenomeno è maggiormente diffuso al Sud dove è cinque volte superiore al resto del Paese. Per dirla con i numeri sono 25 gli italiani del Sud, su 100, a essere indigenti. Complessivamente questo gruppo di persone raggiunge e supera quota 2,9 milioni.

Il fenomeno è grave, perchè incide in maniera significativa sul tessuto sociale nazionale. E’ grave anche perchè i dati del 2007, già pesanti, vengono superati nel 2008.

L’anno scorso 1.126.000 famiglie è risultato in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 2.893.000 persone. Rappresentavano il 4,9 per cento dell’intera popolazione.

Questi sono i “poveri tra i poveri” dal momento che non possono avere uno standard di vita minimamente accettabile. Perchè i poveri sono molti di più, 8 milioni e 78mila. Rappresentano il 13,6 per cento dell’intera popolazione. Nel frattempo le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa sono salite a 2 milioni e 737mila (11,3 per cento).

La percentuale di famiglie relativamente povere (la soglia di povertà per un nucleo di due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona che nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro), riferisce l’Istat, è comunque sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni e immutati sono i profili della famiglie povere. Il fenomeno è stabile rispetto al 2007 a causa del peggioramento osservato tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano un’elevata diffusione della povertà e del miglioramento della condizione delle famiglie di anziani.

L’incidenza di povertà risulta però in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%).

In aumento la povertà nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati, (dal 6,7% al 9,7%) e ancor più tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all’11,2%). Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell’incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%).

E’ facile intuire che la fotografia è veritiera. Ed è facile pensare che, con un certo cinismo, gli anziani, spesso considerati come un peso, “salvano le famiglie”. Tuttavia, questa situazione segna il lento declino di una visione di società libera, individualista e flessibile nel suo insieme di relazioni. Quelle che stanno meglio, infatti, sono le famiglie che si avvicinano di più al modello patriarcale di una volta dove, per dividere le spese e unire le forze, tutti vivevano insieme, più o meno appassionatamente.

Il modello familiare del dopo guerra, al contrario, monofamiliare si sta dimostrando economicamente poco sostenibile e difficile da mantenere. Genitori e figli rischiano di finire nella categoria “poveri”, sopratutto se i figli sono più di due e se uno dei genitori non lavora, a meno che l’altro non compensi con un alto reddito.

Forse è la riscossa degli anziani che, se accuditi e accolti in casa, si trasfromano in rendita e reddito. Però, questo non è di consolazione.

In primo luogo un’economia, per riprendersi, ha bisogno di “consumatori” e di una crescita della domanda interna di beni. Troppi poveri non permettono che ciò avvenga. I bilanci dello Stato, invece, non fanno altro che appesantirsi in “spese di welfare” che diventano eccessive e producono debito. Il capitalismo sociale, purtroppo, non è una risposta. Poichè il socialismo ha già manifestato tutti i suoi limiti.

Ciò che rimane, come valida alternativa all’indigenza, è l’associazionismo economico che, per essere appropriati, si chiama “economia di comunione”. Ad oggi, l’unico modello alternativo al disfacimento economico e sociale è quello di Chiara Lubich. Forse, sottolineo forse, è l’unica via di uscita praticabile e sostenibile per queste persone.

Il rapporto ISTAT in pdf

Written by titolando

07/30/2009 a 13:21

2 Risposte

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  1. Faremo concorrenza agli africani…che Italia squallida!

    gullclouds

    07/31/2009 alle 23:28

  2. Fra un pò gli africani ci supereranno.

    Anonimo

    08/03/2009 alle 10:21


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