Arrivano le stime di Confcommercio che, allarmata, comunica che la crisi dei consumi non sarà breve. Finalmente si cominciano a delinare scenari credibili e realistici. Questa crisi economica è nata sulle fattezze della comunicazione delle più classiche “guerre lampo”. Da un lato la si è presentata come evento storico ed epocale del secolo. Dall’altro si sosteneva che sarebbe durata, prima un anno, poi due. Solamente oggi, finalmente, si arriva a 3 anni.
Confocommercio prevede un calo dei consumi del -0,5% nel 2008 e 2009, -0,4 nel 2010. La crisi colpirà prima il settore alimentare, poi sarà il turno dei beni “voluttuari”. Immediata la replica del Codacons: “Preoccupati? Abbassate i prezzi del 20 per cento”.
Perchè mai un’economia lenta nel crescere e con problemi strutturali come quella italiana dovrebbe risentire della crisi in maniera lieve? Non si capisce. Così come non si comprende come le stime possano essere così ottimiste. L’Italia non ha una politica efficace d’investimenti strutturali, ha un debito pubblico sproporzionato, ha una classe politica litigiosa e lenta a decidere ed, come se non bastasse, non ha uno stato sociale serio nel fare redistribuzione e politiche sociali. In sintesi la nostra crisi non solo sarà lunga, ma sarà più difficile risalire la china una volta passata la burrasca.
Il primo comparto a perdere sarà, come sempre, quello dell’abbigliamento abbigliamento e delle alzature (-0,5% nel 2008, -0,6% nel 2009, -0,8% nel 2010). Il settore di beni legati a ricreazione, tempo libero e consumi fuori casa la crisi si aggraverà progressivamente con cali nei tre anni dell’ordine dello 0,5%, dell’1,4% e del 2%. Nel 2008 si stima un calo complessivo della domanda interna dello 0,7%, che diventa un -0,5% nel 2009 e a cui fa seguito per il 2010 un -0,6%.
Dove si risparmia? Quest’anno si è partiti dal mangiare (-1,2%), dai trasporti e dalle comunicazioni.I veri settori fonte, al momento, di preoccupazione sono: abbigliamento e calzature, alberghi, bar, ristoranti e spese per il tempo libero. Non è un caso che quando la cinghia sarà realmente stretta è da lì che si taglierà ulteriormente.
Non è un caso che il rapporto Confcommercio affermi quanto segue: “quando gli altri ricominceranno a crescere noi continueremo a barcamenarci con le variazioni decimali di prodotto interno lordo e consumi, come accade da 20 anni a questa parte e in particolare dal 2000″.
Non è un caso nemmeno che i consumi in Francia e Germania avranno segno positivo. I consumi in Francia aumenteranno del 0.9%, quest’anno, del 0.5% nel 2009 e del 9% nel 2010. In Germania caleranno quest’anno del -5%, ma risaliranno nel 2009 e nel 2010.
Indagine realistica. Rimane qualche riflessione da fare. Codacons si domanda, a commento del rapporto: “Quello che però la Confcommercio non è in grado di spiegare è perché i suoi iscritti, invece di ridurre i prezzi, continuano ad aumentarli, nonostante il calo della domanda da loro stessi evidenziato”
A questa se ne aggiunge un’altra, spalleggiata anche dal Codacons. I commercianti italiani non hanno affatto dimestichezza con i decimali. Hanno attuato dall’introduzione dell’euro ad oggi, una politica di prezzo analfabeta. Questo, nonostante un convertitore lira euro sia stato consegnato dall’allora governo anche a loro. Come mai non lo hanno usato? Come mai preferiscono attuare una politica di “prezzi alti” (che spesso non è nemmeno legata ad una politica di qualità elevata?).
Avrebbero potuto, al contrario, puntare ad un aumento della quantità venduta attuando una politica di contenimento prezzi. Come mai non lo hanno fatto? Come mai i prezzi di uno stesso bene e di una stessa marca viariano nell’acro di un quartiere di una media città di oltre il 30% e nessuno interviene? A queste domande Confcommercio non ha mai risposto!
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Un uomo che pensava ad un mondo libero e democratico. Un uomo che ha espresso dissenso contro massoneria e organizzazioni segrete.
Un uomo che ha tentato di contrastare i poteri della FED e gli interessi privati dei suoi proprietari.
Un uomo che oggi non c'è, ma che ci ha lasciato idee e valori per costruire un mondo realmente libero e democratico.

Non calano i prezzi perché, probabilmente, trovano più convenniente per loro vendere meno a prezzi alti: Meno materia prima, meno spese di lavorazione, meno forza lavoro, ecc.
Chi sta colando a picco è la piccoloa-media borghesia ch, per lo più a stipendio fisso: erano loro che ci tenevano a un certo tenore di vita e attorno a loro ruota l’economia: cinema, ristorante, abbigliamento, vacanze ecc.
Con gli stipendi dal potere d’acquisto dimezzato, questo non è più possibile.
proprio vero! e che dire… chiuderanno bottega e poi si renderanno conto del danno fatto!!!