Il più grande suicidio di massa della storia: Jonestown e il reverendo Jones

Quello di Jonestown è stato definito il più grande suicidio di massa della storia. A distanza di 30 anni ne parla la stampa.it.

Il 18 novembre del 1978, 912 seguaci della setta del “Tempio del Popolo” si tolsero la vita in un rito collettivo. Il fatto è avvenuto nella giungla della Guyana all’interno della loro comune di Jonestown. S’ammazzarono bevendo un cocktail al cianuro, secondo gli ordini del loro capo, il reverendo Jim Jones.

Il reverendo non era un folle. Almeno non era considerato tale. Professava una sorta di socialismo apostolico. Fu assessore all’edilizia del comune di San Francisco. Non solo era stimato, ma aveva anche amicizie presidenziali. La moglie del presidente Carter intratteneva con Jones regolare corrispondenza epistolare. Il vicepresidente intratteneva con lui rapporti epistolari che iniziavano con “caro Jim” e continuavano con dichiarazioni di riconoscenza: “sono riconoscente per il lavoro del Tempio del Popolo nella difesa della libertà di stampa, nella lotta contro la droga e nella direzione di un istituto per bambini handicappati”.

Dopo gli anni 70 iniziò a dare segni di malattia mentale (non ci sarebbero altri modi per definirla) ed iniziò a dichiararsi la reincarnazione di un connubio alquanto improbabile: Cristo e Lenin. Riteneva di essere entrambi contemporaneamente. Affermava anche di avere poteri miracolosi, quindi di essere in grado di compiere miracoli. Contemporaneamente, iniziavano a manifestarsi delle “reali” prime denunce di molestia sessuale a danno di alcuni suoi adepti.

Da lì la storia lo portò in Guyana. Nel tentativo di sfuggire alle accuse s’accordò con il governo del paese per ottenere alcuni lotti di terreno in cui fondare e edificare la sua comunità. Siccome i disgraziati non viaggiano mai da soli, per disgrazia di chi crede in loro, nel 1977 più di mille persone si trasferirono nella nuova “terra promessa”. Nacque la setta del Tempio del Popolo.

La storia di questo gruppo è alquanto torbida. Presto i familiari delle persone che vi partecipavano iniziarono ad appellarsi alla polizia. Volevano che i loro familiari tornassero a casa. Diverse indagini giudiziarie scoprirono frodi fiscali. Vennero anche denunciate torture tra i membri della congregazione.

L’anno successivo a quello della fondazione, nel 1978, il deputato californiano Leo Ryan si recò in visita a Jonestown insieme a un gruppo di giornalisti per verificare cosa accadesse realmente nella comunità. Immancabilmente, come poteva essere altrimenti, venne ucciso da un seguace della setta su ordine di Jones. Leo Ryan stava recandosi all’aeroporto assieme ad alcuni adepti che erano stati costretti con la forza a recarsi in Guyana. Durante il viaggio venne organizzata una sparatoria. Così, per loro, quell’aereo non decollò mai.

Da lì e chissà per quali altri motivi il Jones salì sull’altare e ordinò ai fedeli “il supremo sacrificio per la religione e il comunismo” e per “difendersi dall’imminente invasione delle forze del Male”. Furono centinaia le persone che bevvero un cocktail al cianuro, facendo la fila davanti a un enorme bidone. Jones aspettò che tutti esalassero il loro ultimo respiro e si sparò un colpo di pistola alla tempia: attorno a lui rimasero i cadaveri di 911 persone.

Questo è stato il più grande suicidio di massa nella storia. A distanza di 30 anni l’inutilità di quel gesto è lampante, così come la schizzofrenia o sindrome bipolare o depressione maniacale del reverendo. Fa riflettere come ben 911 persone possano essere plagiate da un uomo pazzo. Fa riflettere come in nome di “aria fritta” si riesca a plasmare e plagiare la mente dell’uomo.

Pensate se uno come il reverendo Jones avesse avuto, a caso, 3 reti televisive o il controllo dell’informazione di un paese. Pensate se il reverendo Jones avesse goduto della posizione di leadership mediatica di Murdock. Cosa sarebbe potuto accadere agli abitanti di quella nazione?

Nel dubbio vi segnalo i materiali multimediali che la stampa.it propone sulla vicenda:

1) Fotogallery

2) Il documentario

3) L’audio del suicidio

3 Risposte

  1. Trovo abominevole il fatto che questo tragico evento sia strumentalizzato per fare della propaganda politica. Terribile.

  2. Forse abbiamo qualche problema con la definizione di propaganda politica… direi di si.
    O spiegati meglio!

  3. [...] c’è fra un soggetto che, forte del suo potere nel campo della comunicazione e persuasione, incita al suicidio di massa…e un soggetto che in barba agli sforzi che la comunità internazionale sta facendo, incita a [...]

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