Nanga Parbat: conto salato peggio di un 4 stelle!

Sulla vicenda del Nanga Parbat ho scritto diversi post nei mesi precedenti. Qua potete trovarli tutti in elenco, con una raccolta di link ai siti dei protagonisti della vicenda e a materiali come video e foto.

Il 25 luglio scorso, per la prima volta, si accesero delle polemiche riguardanti la scelta di “soccorrere i due alpinisti” Walter Nones e Simon Keherer. A dare il via alla discussione uno dei maggiori alpinisti italiani per importanza e fama: De Stefani.

In questi giorni le polemiche si riaprono perchè, come era ovvio, arrivano i conti da pagare da parte del governo pakistano. L’ammontare è pari a 33.500 euro.

Facciamo una cronistoria della vicenda economica e non sportiva:

1) Il soccorso pakistano, Ascari aciation limited, ha intestato la parcella all’ambasciata italiana di Islamabad.

2) L’ambasciata si è rifiutata di pagare.

3) Il conto è stato girato ai due alpinisti.

Fin qui l’iter non fa una piega, almeno dal punto di vista del saldo del debito. Mi sembra ovvio che chi sostiene delle spese di salvataggio debba essere risarcito. Sono in molti a scalare le montagne pakistane. L’alpinismo si sta trasformando in uno sport da turisti dell’ultim’ora. Gli esperti si salvano, ma gli inesperti o muoiono o devono essere soccori. Questo costa!

Ora precisiamo che Nones e Kehrer sono esperti. Così come lo era Karl. Però la sciagura è avvenuta ed i soccorsi sono partiti. A questo punto dobbiamo capire come sono partiti. Stando ai giornali si legge:

1) Nones e Kehrer non hanno chiesto i soccorsi e affermano che, dopo la morte del loro compagno, avrebbero potuto scendere con gli sci fino al campo base.

2) La domanda su chi avrebbe pagato i voli degli elicotteri che nel luglio scorso hanno perlustrato la parete Rakhiot alla ricerca dei due alpinisti l’avevano già posta ad Agostino Da Polenza, che dalla sede bergamasca del comitato Everest—K2—Cnr aveva organizzato i soccorsi.

3) La risposta di Agostino Da Plenza variava tra Farnesina e assicurazione.

4) Bisogna precisare che la richiesta di soccorso sembra essere arrivata dal cuoco del campo base.

5) Secondo Agostino Da Polenza devono essere le assicurazioni a pagare.

6) Le compagne di Nones e Kehrer s’erano da subito poste il problema, ancor prima che la spedizione di soccorso partisse. A loro è stato detto di non preoccuparsi, che ci avrebbero pensato l’assicurazione e la Farnesina, che aveva stanziato dei soldi. E agli alpinisti è stata ripetuta la stessa cosa.

7) Il 24 luglio scorso una nota della Farnesina chiude la polemica: Gli elicotteri non sono costati niente alle casse dello Stato perché le spedizioni sono assicurate.

8) Niente vero. L’assicurazione (austriaca) ha messo una postilla, classica e tragica: in sostanza, la copertura non vale per una “prima assoluta”. E la parete Rakhiot era, appunto, una prima assoluta. Mai scalata prima per quella via.

7) Nones e Kehrer affermano: Pensavamo comunque che i 6.000 dollari di cauzione pagati ai soccorsi pakistani prima della partenza fossero sufficienti per il nostro recupero. Walter, appuntato dei carabinieri,  e Simon, falegname e guida alpina, chiudono così: Pagheremo fino all’ultimo centesimo. Qualche amico disinteressato ci aiuterà. Abbiamo deciso così per evitare ulteriori polemiche e per non essere additati come quelli che sono stati salvati con i soldi dei contribuenti italiani.

8) Forse l’assicurazione che copre le guide alpine risarcirà Kehrer di quindicimila euro. Ma Simon precisa: Quei soldi andranno a Silke, la moglie di Karl. Accettare quei soldi sarebbe come ammettere di essere stati soccorsi, ma noi siamo solo stati recuperati.

9) Walter aggiunge: Mi è sembrato che volessero a tutti i costi portarci a casa con gli elicotteri e alla fine abbiamo accettato il recupero su consiglio di Agostino, per accelerare i tempi. Per noi fare in fretta voleva dire tentare di portare a casa Karl. Invece ci attendeva una conferenza stampa via Skype.

Sembra sufficientemente chiaro che i due alpinisti hanno accettato i soccorsi per salvare il corpo di Karl e non per necessità. Qualcuno potrebbe sospettare che sia facile parlare dopo il soccorso e non prima. Potevano rifiutarli, eventualmente prima… ma no non li hanno rifiutati. Onestamente, però, non li hanno nemmeno chiesti!

Credo che la polemica di De Stefani, dell’epoca, più che una polemica fosse una “spiegazione” di ciò che stava realmente accadendo. Onestamente all’epoca non apprezzai il suo comportamento. In fondo, l’alpinismo è uno sport che merita più attenzione e risorse di quanto invece ha. Sono uno di quelli che investirebbe i soldi dei contribuenti per questa tipologie di spese. Sopratutto quando il livello sportivo e tecnico delle persone ha i livelli dei tre alpinisti in questione. Ovviamente non per i turisti fai date!

Credo anche che le sue intuizioni trovano oggi conferma nelle affermazioni di Nones e Kehrer. Di certo qualcosa che non torna c’è sopratutto rispetto alle evidenti contraddizioni di chi l’ha organizzata questa spedizione di soccorso e voluta!

Seppure il mio sia un modestissimo parere, credo che a pagare non debba essere “chi non ha chiesto”, ma “chi è partito per soccorrere”. Di soldi in Italia se ne sprecano a iosa… ed è vergognoso che una “prima”, poichè la parete era inviolata, non sia coperta nè da assicurazioni, nè da fondi statali. La mia solidarietà a chi vive l’alpinismo come “stile di vita”, lo sente come “passione” e lo pratica con “competenza e professionalità”.

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