Tolto un figlio alla madre perchè comunista!

Una vicenda impressionante nella sua portata. Ul ragazzo sedicenne, dopo la separazone dei genitori è stato affidato al padre. La vicenda non è politica, come sembrerebbe, è squisitamente inumana e violenta: una classica vendetta familiare.

Leggendo l’articolo su repubblica.it emergono i seguenti aspetti: un padre separato, si vendica nei confronti della moglie, mettendo in mezzo il figlio come oggetto del contendere, sullo sfondo la partecipazione politica. Un caso emblematico di come gli adulti di oggi non solo non sappiano essere d’esempio per i loro figli, ma molto spesso rappresentano soggetti dai quali non attingere, quasi pericolosi nel loro rapportarsi alla propria prole.

Il ragazzo dichiara di avere fatto un drug test. Risultato negativo, il padre ha continuato a insinuare che il figlio si dorgasse.

Citando: “Mio padre ha preso spunto dalla mia tessera di giovane comunista per sostenere che mia madre non è in grado di badare a me, perché i comunisti sono persone che portano i figli su una brutta strada”.

Così, siccome il giovane ha una tessera di partito, quella rossa dei comunisti, invece di essere incentivato al dialogo politico dalla famiglia, ad essere seguito, incitato alla partecipazione democratica di un paese ormai allo scatafascio ideologico e culturale, viene additato dal padre come “poco di buono”. La cosa gravissima, inaccettabile, condannabile, deprecabile, è che i giudici di fatto hanno accolto le istanze del padre. Almeno questa è la prima reazione.

Citando: “Dovrei stare con mio padre, ma dopo un’aggressione che ho subito, ho deciso di andare da mia madre”, afferma, e del genitore dice: “Lui non fa altro che associare i comunisti, detto in tono dispregiativo, sempre con droga, spinelli, alcol, insomma una vita sbandata, sregolata, da non seguire, mentre invece io mi trovo bene con il mio gruppo. Le nostre idee da quando io sono cresciuto sono cambiate: io frequento un liceo che ha idee di sinistra invece lui detesta i comunisti”.

Alla domanda se avesse fatto mai uso di droga, il sedicenne rivela: “A seguito di queste continue insinuazioni mia madre mi ha portato in un centro medico dove sono stato sottoposto al drug test. Ho fatto il test per dimostrare che non facevo uso di droghe. Con il risultato davanti, mio padre ha continuato a dire che io mi drogo e che il test era stato falsificato. Questo purtroppo è un punto fermo sul quale lui crede di potersi appoggiare per vincere a modo suo questa guerra”.

Il sedicenne per ora è molto impegnato: “Adesso sto studiando – dice – perché devo recuperare i debiti formativi. Sino ad ora sono stato al mare mi sono abbastanza divertito negli spiragli di tempo che ho trascorso al di fuori da questa brutta storia”.

L’avvocato della madre smorza i toni della polemica, creando un certo riequilibrio. “Non capiamo i motivi che hanno spinto il tribunale a prendere questa decisione – dice l’avvocato – Il ragazzo non si droga, non ha commesso reati. La cosa che ci ha colpiti è che viene citato come appartenente a un gruppo estremista”. “Secondo noi – conclude – è stato montato un caso sul nulla”. “Nel provvedimento non c’è alcun riferimento diretto indiretto alla militanza politica del ragazzo o a luoghi di ritrovo riconducibili a movimenti politici”, replica Massimo Esher, il giudice della prima sezione civile del Tribunale di Catania che ha firmato l’ordinanza di affidamento al padre del sedicenne. Il giudice aggiunge che “l’unico riferimento contenuto nel provvedimento riguarda la frequentazione del ragazzo relativa a luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope. Ma questi non sono riconducibili a partiti”.
Aldilà degli interventi di politici e altri dell’ultim’ora, mi preme soffermarmi su queste parole: “l’unico riferimento contenuto nel provvedimento riguarda la frequentazione del ragazzo relativa a luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope. Ma questi non sono riconducibili a partiti”.

Sono luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope le discoteche, i pub, i bar e, volendo, con i dovuti distinguo, la lista potrebbe anche allungarsi fino a comprendere la scuola. In molte scuole, la mia non esclusa ai suoi tempi, i ragazzi fumavano tranquillamente spinelli durante la ricreazione nei bagni.

Anche nelle spiagge d’estate, spesso, si vedono gruppi di ragazzi con bottiglie non meglio identificate in mano e sigarette autoconfezionate. Per questo bisognerebbe proibire ai propri figli di frequentare scuola, spiaggia, discoteca?

Educare un figlio non dovrebbe significare prepararlo per sviluppare una propria coscienza critica che dovrebbe a sua volta portarlo a distinguere e scegliere ciò che è sano e ciò che è meglio per lui? Renderlo in grado di sapersi gestire e di saper difendere la propria identità a prescindere dai contesti?

Al di là delle manfrine politiche, questo è un esempio di genitorialità fallimentare, di mancata educazione da parte della famiglia e di mancato rispetto per i propri figli.

Esiste un articolo della costituzione il numero 2 che recita: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Credo che alcune delle persone coinvolte in questa vicenda facciano bene a rileggerla!

6 Risposte

  1. E’ facile strumentalizzare gli accadimenti, peccato che ci sia di mezzo un ragazzino!!
    Sarà quello che ne uscirà peggio…;-)

  2. sai non credo… leggendo tra le righe del giornale il ragazzino come lo chiamiamo noi sembra molto sveglio nel delineare la sua analisi e attribuire le responsabilità della vicenda… staremo a vedere

  3. anche se non simpatizzo per il comunismo o per la sinistra in generale non vuol dire che non accetti gli ideali di un ragazzo che ha trovato nel suo credo politico una ragione per cui lottare.
    M. non è affatto un ragazzo sbandato, anzi è una persona speciale su cui fare affidamento.
    tutti noi giovani possiamo commettere degli errori a prescindere dalle nostre idee politiche ma nessuno si puo permettere di criticare un ragazzo per il suo pensiero, si possono criticare le idee ma non la persona.
    ognuno è libero di professare ciò in cui crede sia che siano idee destroidi o sinistroidi.
    se non ci fosse questo confronto non esisterebbe la società moderna.
    è voglio puntualizzare che la madre è unapersona seria e affidabile e non merita tutto questo astio da parte del marito del giudice e dei servizi sociali

  4. Oltre alla notizia mi ha colpito la trumentalizzazione a fini politici della vicenda da parte dei giornali e di televideo

  5. anche io sono convinto si tratti di una strumentalizzazione politica di una faida familiare, tutta interna al nucleo della famiglia ed ai loro rispettivi avvocati…

  6. anonimo: io non metto in dubbio che la madre sia una brava persona! così come non metto in dubbio che lo sia il figlio! e non metto in dubbio che lo sia anche il padre!
    la separazione o il divorzio sono momenti cruciali e dolorosi nella vita di una persona quindi non mi permetterei mai di giudicare delle persone che nel loro privato stanno vivendo situazioni spiacevoli.
    a me interessava prendere spunto dalla notizia per ricordare come il luogo comune “comunisti cattivagente” “droga, birra e altro” non sta in piedi… e che un giovane che partecipi alla politica, che sia affezionato ad essa ed alle proprie idee non possa andare altro che icentivato!

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