Un uomo che pensava ad un mondo libero e democratico. Un uomo che ha espresso dissenso contro massoneria e organizzazioni segrete.
Un uomo che ha tentato di contrastare i poteri della FED e gli interessi privati dei suoi proprietari.
Un uomo che oggi non c'è, ma che ci ha lasciato idee e valori per costruire un mondo realmente libero e democratico.
Per diversi motivi… Titolando chiude i battenti e Exeunt saluta il mondo dei blog. Onestamente, mi spiace molto. Però… è così. Ringrazio chi è passato di qua, gli amici conosciuti on line, come happysummer, il matto, la principessa e tanti altri…
Lo chiamano l’uomo scimmia, con balzi spettacolari e un’agilità fuori dal comune realizza acrobazie al limite. Il suo vero nome è Jyoti Raju e potete incontrarlo tra le rovine del forte di Chitradurga, nel sud dell’India.
Eccolo in una delle sue performance in questo video!
Le indagini di Bari riservano, giorno dopo giorno, nuove sorprese. La puglia è il tacco d’Italia, ed è il caso di dire, è anche il tallone d’Achille per la politica italiana di destra e di sinistra. Si è partiti da indagini relative ad alcuni appalti nella sanità che sarebbero stati concessi in cambio di mazzette e si è finiti a parlare di prostitute e di feste per omaggiare il presidente del Consiglio.
Alle dichirazioni hanno fatto seguito le interviste nei giornali. Poi la pubblicazione delle intercettazioni. E’ così che i palazzi del potere berlusconiano sono stati trasformati in case d’appuntamento. Se volete, in bordelli d’alto borgo.
Se volete, però, è ancor peggiore il filone di indagini che vede coinvolti gli esponenti del centro sinistra. Vendola, mettendo le mani avanti si era detto “al di sopra di ogni sospetto” e aveva azzerato la giunta regionale. Poi, ieri, i carabinieri hanno acquisito i bilanci nelle sedi regionali pugliesi di Pd, Socialisti, Prc, Sinistra e Libertà e Lista Emiliano (del sindaco di Bari). Gli accertamenti riguardano l’ipotesi di illecito finanziamento pubblico ai partiti in riferimento al periodo dal 2005 a oggi, comprese le ultime elezioni al Comune di Bari.
Qualcuno inizia a sostenere che il tanto clamore suscitato nei confronti della vicenda escort sia in realtà servito a coprire quest’altro filone di indagine. Ma è altrettanto chiaro che, se le accuse ai partiti di centrosinistra dovessero rivelarsi fondate, la storia delle escort, a confronto, ha il peso di uno starnuto rispetto ad una polmonite acuta.
Antonio Di Pietro, forse profeta, ha ricordato che i “corruttori non hanno colore politico” e che “esiste un unico grande virus dell’illegalità e dell’interesse personale”. E’ l’ennesima cannonata sulle tende da campo di una Croce Rossa che non salva più nemmeno se stessa.
I leader di sinistra sono, infatti, assolutamente incapaci di disegnare un nuovo progetto politico. Non hanno più credito politico e, ormai da tempo, svolgono il ruolo della comare che, invidiosa della vicina di destra gaudente, diletta il suo tempo nello sparlare asfittico e solitario sull’uscio di casa. Ormai nessuno l’ascolta più.
Qualsiasi questione interna alla sinistra viene affrontata in trincea. L’immagine rimanda a quel medioevo litigioso e lontano in cui piccoli eserciti si contendevano fazzoletti di terra segnati da campanili. Mentre nelle corti reali del passato si gridava “morto il re, evviva il re”. Nella sinistra italiana si utlizzano strumenti democratici, come le primarie, gestiti alla maniera dei Borgia, pieni di veleni e sotterfugi sotterranei.
Nelle indagini di Bari c’è un pò di tutto. E’ un brodo primordiale di malgoverno e di cattiva amministrazione. Rappresentano un piatto guarnito e succulento della peggior forma di democrazia: ipotesi di gare pilotate nella sanità, pentiti di mafia, forniture di protesi, appalti e servizi sanitari in cambio di voti e soldi da destinare ai partiti, finanziamenti di campagne elettorali da parte della mafia.
Il tutto, o buona parte di esso, sarebbe maturato all’interno dei circoli ricreativi del quartiere “Libertà” dove i malavitosi giocano e bevono birra: chi perde paga da bere.
Tra i reati contestati c’è l’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla concussione, al falso, alla truffa e all’abuso d’ufficio per i presunti illeciti negli appalti sanitari. Ma c’è anche l’aggravante mafiosa per alcuni degli indagati.
Chi lo sa se erano queste le “scosse” annunciate da Massimo D’Alema? In ogni caso, questa vicenda è l’ennesimo colpo di grazia inflitto ad un paese e a un sistema democratico che ha perso per l’ennesima volta, se possibile, ogni speranza.
In Italia si ritorna a parlare di Mafia. Si riaprono vecchi processi e si accusa il Presidente del Consiglio, nuovamente, di essere in odore di mafia. E’ indubbio che, in un paese con tanti, troppi, poteri forti sotterranei, chi governa ha le mani sporche. Le ha per il semplice fatto di essere riuscito ad ottenere la maggioranza, ben sapendo che buona parte dei voti, in molte aree del paese, sono “orientati”, “controllati”, “istigati”. Banalizzazione per banalizzazione, il potere sporca le mani, per tutti.
La domanda interessante è tuttavia un’altra. Come mai si accusa il Presidente del Consiglio di aver avuto rapporti con la mafia, quando, mai come in questo periodo, mafia e ‘ndrangheta sono state colpite dalle forze dello Stato?
Al momento, in Italia, sembrano essere in atto due tendenze, opposte e contrapposte. Da un lato si assiste da mesi ad un susseguirsi di arresti, sequestri di beni e colpi inflitti alla mafia. Dall’altro si parla di leggi che legherebbero le mani ai PM proprio nella lotta alla mafia.
Aggiungiamo che da un lato il governo sembra aver tolto fondi al sud a vantaggio del nord, da un lato. Dall’altro il primo ministro viene accusati di avere rapporti proprio con i mafiosi. Infine, appare evidente che le collusioni tra mafia e stato, servizi segreti inclusi, abbiano collaborato per eliminare alcuni “fedeli servitori dello stato stesso”: Borsellino e Falcone.
Lo scenario è alquanto complesso ma, visto che lo strano accanimento nazionale e internazionale nei confronti di Silvio Berlusconi, lascia spazio a più di qualche interrogativo, può anche venire il sospetto paradossale che il modo migliore che la mafia ha per togliere di mezzo un politico è quello di accusarlo di avere avuto rapporti con la mafia stessa.
Il fenomeno è maggiormente diffuso al Sud dove è cinque volte superiore al resto del Paese. Per dirla con i numeri sono 25 gli italiani del Sud, su 100, a essere indigenti. Complessivamente questo gruppo di persone raggiunge e supera quota 2,9 milioni.
Il fenomeno è grave, perchè incide in maniera significativa sul tessuto sociale nazionale. E’ grave anche perchè i dati del 2007, già pesanti, vengono superati nel 2008.
L’anno scorso 1.126.000 famiglie è risultato in condizioni di povertà assoluta, per un totale di 2.893.000 persone. Rappresentavano il 4,9 per cento dell’intera popolazione.
Questi sono i “poveri tra i poveri” dal momento che non possono avere uno standard di vita minimamente accettabile. Perchè i poveri sono molti di più, 8 milioni e 78mila. Rappresentano il 13,6 per cento dell’intera popolazione. Nel frattempo le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa sono salite a 2 milioni e 737mila (11,3 per cento).
La percentuale di famiglie relativamente povere (la soglia di povertà per un nucleo di due componenti è rappresentata dalla spesa media mensile per persona che nel 2008 è risultata pari a 999,67 euro), riferisce l’Istat, è comunque sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni e immutati sono i profili della famiglie povere. Il fenomeno è stabile rispetto al 2007 a causa del peggioramento osservato tra le tipologie familiari che tradizionalmente presentano un’elevata diffusione della povertà e del miglioramento della condizione delle famiglie di anziani.
L’incidenza di povertà risulta però in crescita tra le famiglie più ampie (dal 14,2% al 16,7% tra quelle di quattro persone e dal 22,4% al 25,9% tra quelle di cinque o più), soprattutto per le coppie con due figli (dal 14% al 16,2%) e ancor più tra quelle con minori (dal 15,5% al 17,8%).
In aumento la povertà nelle famiglie di monogenitori (13,9%), nei nuclei con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 27,5% al 33,9%), tra quelle che percepiscono esclusivamente redditi da lavoro, e cioè con componenti occupati, (dal 6,7% al 9,7%) e ancor più tra le famiglie con a capo un lavoratore in proprio (dal 7,9% all’11,2%). Soltanto le famiglie con almeno un componente anziano mostrano una diminuzione dell’incidenza di povertà (dal 13,5% al 12,5%) che è ancora più marcata in presenza di due anziani o più (dal 16,9% al 14, 7%).
E’ facile intuire che la fotografia è veritiera. Ed è facile pensare che, con un certo cinismo, gli anziani, spesso considerati come un peso, “salvano le famiglie”. Tuttavia, questa situazione segna il lento declino di una visione di società libera, individualista e flessibile nel suo insieme di relazioni. Quelle che stanno meglio, infatti, sono le famiglie che si avvicinano di più al modello patriarcale di una volta dove, per dividere le spese e unire le forze, tutti vivevano insieme, più o meno appassionatamente.
Il modello familiare del dopo guerra, al contrario, monofamiliare si sta dimostrando economicamente poco sostenibile e difficile da mantenere. Genitori e figli rischiano di finire nella categoria “poveri”, sopratutto se i figli sono più di due e se uno dei genitori non lavora, a meno che l’altro non compensi con un alto reddito.
Forse è la riscossa degli anziani che, se accuditi e accolti in casa, si trasfromano in rendita e reddito. Però, questo non è di consolazione.
In primo luogo un’economia, per riprendersi, ha bisogno di “consumatori” e di una crescita della domanda interna di beni. Troppi poveri non permettono che ciò avvenga. I bilanci dello Stato, invece, non fanno altro che appesantirsi in “spese di welfare” che diventano eccessive e producono debito. Il capitalismo sociale, purtroppo, non è una risposta. Poichè il socialismo ha già manifestato tutti i suoi limiti.
Ciò che rimane, come valida alternativa all’indigenza, è l’associazionismo economico che, per essere appropriati, si chiama “economia di comunione”. Ad oggi, l’unico modello alternativo al disfacimento economico e sociale è quello di Chiara Lubich. Forse, sottolineo forse, è l’unica via di uscita praticabile e sostenibile per queste persone.
L’articolo risale a ieri (qui trovate la fonte) e l’incipit è ben chiaro:Influenza suina, un business contagioso!
Eh si, è proprio contagioso, poichè i numeri di questa “finta” pandemia sono enormi. Nello specifico non stiamo parlando di “numero di contagiati” e di “morti”. Che, al contrario, sono più che rassicurando a livello epidemiologico. Il riferimento è al numero di milioni e milioni di euro o dollari che verranno praticamente bruciati nell’acquisto di farmaci e vaccini antinfluenzali.
Da un lato ci sono uomini terrorizzati dal virus che viene pompato come “pandemico”, dall’altro le aziende farmaceutiche che, con una certa connivenza politica e dei media, sti stanno già fregando le mani, in vista di utili miracolosi.
Il giro d’affari dell’influenza vale 10 miliardi di dollari per aziende farmaceutiche come Big Pharma, chiamate in fretta e furia a preparare l’antidoto. Anche se ogni singola dose di vaccino è destinata a costare una decina di euro, infatti, è il volume delle vendite a fare massa.
Stando ai calcoli di J. P. Morgan i governi dei vari paesi hanno già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi, per un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari.
Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. E la lista è destinata ad allungarsi. J. P. Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un’ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro.
Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino.
Oltre agli antinfluenzali infatti ci sono anche le medicine per chi, l’influenza, l’ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline.
Secondo J. P. Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro.
Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari.
Quello dei vaccini è un business relativamente recente e che, in origine, non sembrava convincere troppo le aziende farmaceutiche multinazionali, che ricavavano meno della vendita di un farmaco ordinario. Pioniera del settore fu la Wyeth con un vaccino contro lo pneumococco (84 dollari a dose), seguita dalla Merck con uno contro il papilloma (130 dollari a dose). A questo punto Big Pharma ha scoperto il settore dando inizio al grande Risiko farmaceutico: Novartis ha comprato Chiron, Sanofi ha preso Aventis Pasteur, Astra Zeneca Medimmune, Glaxo ID Biomedical, ancora Sanofi la Acambis, Pfizer ha assorbito Wyeth.
Una concentrazione di mezzi e ricerca non indifferente che, onestamente, tutto sembra tranne che fatta a vantaggio dell’umanità. Rimane ancora una ulteriore domanda, però, da porsi, chi c’è dietro a questi nomi? Di chi sono queste aziende? I giornali ancora non ce li dicono e, forse, non lo diranno mai.
Siamo a Pescara, a dare la notizia è il quotidiano ilCentro.it, Mimmo (Domenico Veleno) è diventato “suora”. Non è uno scherzo. E’ il primo uomo ad entrare nella congregazione delle domenicane di Giancarlo Cappellini.
Mimmo è un insegnate di matematica che ha deciso di decidare la sua vita al rispetto di tre voti monastici: povertà, castità e obbedienza. Fin qui tutto nella norma, la particolarità sta nel fatto che ha scelto non un ordine di frati, bensì di suore.
Lui riassume la scelta fatta in questo modo: “Il Signore ha agito, malgrado me stesso”. In questa frase è racchiusa tutta la sua vicenda, dopo aver preso i voti come laico consacrato associato alla congregazione delle suore domenicane di Santa Caterina da Siena.
La sua storia è ricca di colpi di scena. Fin dall’adolescenza molti sacerdoti vedevano in lui “qualcosa”. Un anno, a Lourdes, in confessione, un Vescovo gli disse: “Il Signore opererà in te grandi cose”. Lui, tra paura e voglia di divertimento, come giusto che sia per un giovane, si avvicinava alla Chiesa, prendeva paura, ritornava e si riallontanava.
Poi è arrivato all’università, ma la famiglia non aveva i soldi per pagarla. Fin quando il padre, che era insegnante di francese, ricevette dallo Stato, del tutto inattesa, una somma pari a quella necessaria per l’iscrizione. Così si trasferì all’Aquila.
Lì, inoltre, incontrò un padre gesuita che un giorno gli disse: “Hai mai pensato di seguire Dio totalmente?”. Lui scappò nuovamente.
Alla fine, dopo varie peripezie, la sua scelta la sappiamo tutti… e, chi lo sa, magari la sua esperienza servirà a rompere il rigido sessismo delle istituzioni cattoliche
Forse la chiave di volta dello scandalo veline, G8 e quanto altro che ha visto coinvolto Silvio Berlusconi e il suo governo è proprio nel DL anticrisi. Nessuno ce lo spiegherà mai completamente ed è difficile analizzarlo in ogni suo dettaglio comprendendone la portata. Ciò anche perchè è stato concepito come una sorta di brodo primordiale in cui tutto si mescola al tutto ed è difficile assaporare il gusto dei singoli ingredienti.
Tuttavia, almeno una cosa è chiara. Questo dl va contro gli interessi della Banca d’Italia. In un articolo il Governo sta tentando di introdurre una tassazione delle riserve auree proprio della Banca d’Italia. Questa strada ha già avuto lo stop dalla Banca Centrale Europea che ha dato parere negativo.
In dettaglio, l’articolo 14 prevede che “Le plusvalenze iscritte in bilancio derivanti dalla valutazione ai corsi di fine esercizio delle disponibilità in metalli preziosi per uso non industriale di cui all’articolo 1 del decreto legislativo 22 maggio 1999, n. 251, anche se depositate presso terzi o risultanti da conti bancari disponibili, escluse quelle conferite in adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza alle Comunità europee, sono assoggettate a tassazione separatamente dall’imponibile complessivo mediante applicazione di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e relative addizionali nonche’ dell’imposta regionale sulle attività produttive, con l’aliquota del 6 per cento“.
Gli esperti fanno notare che la Banca d’Italia non viene citata esplicitamente ma è senza ombra di dubbio che proprio la Banca d’Italia fornirà la maggior parte dell’”incasso”. Considerando che questo istituto non è pubblico, nè dello stato nè della collettività, questa tassa andrebbe a colpire una elite che fino ad oggi è sempre stata considerata intoccabile.
A capo della Banca d’Italia, infatti, ci sono Banche che, a loro volta, sono di proprietà dei signori dell’alta finanza. Capitalisti, le cui ricchezze farebbero invidia al prodotto interno lordo di più di qualche nazione. Ovviamente questi signori non li troviamo quasi mai sulle classifiche dei più “ricchi” del pianeta. Ciò perchè le loro ricchezze vengono ben distribuite tra società, fondazioni, scatole a incastro, con una struttura piramidale del potere e del capitale che è difficilmente immaginabile per chi gestisce un unico conto corrente. E’ sufficiente fare riferimento alle diatribe giudiziarie della famiglia Agnelli, tra Marella e Margherita, per comprendere come possano ingarbugliati certi patrimoni.
Il fatto che non si comprendano i singoli meccanismi, però, non implica la non esistenza di un fenomeno, chiamato signoraggio. Le Banche centrali stampano moneta e, facendolo, indebitano gli stati che devono immetterla nel mercato. Su questa moneta, le Banche Centrali guadagnano interessi, sono gli interessi sul debito pubblico. Sono loro a decidere sia la quantità di moneta da stampare, sia il tasso d’interesse a cui farla pagare. I governi, eletti dal popolo, non possono nulla contro le decisioni di questi signori che, di fatto, con il potere che hanno, governano il paese.
Diversi furono i presidenti americani che tentarono di opporsi a questi signori, che esistono in ogni paese in cui vige il capitalismo e che agiscono tanto quanto i membri della nomenclatura comunista, tra questi Lincoln e Kennedy.
Ritornando ai fatti di oggi, non ci meraviglia, quindi, che la Banca Centrale Europea abbia dato parere negativo. Il principale motivo è che la tassazione non si applicherebbe solo alle plusvalenze realizzate, ma solo a quelle maturate.
Semplicficando, vengono tassati profitti che potrebbero non concretizzarsi mai. Perché la Banca d’Italia non vende l’oro nelle riserve, o perché, tra la tassazione e l’eventuale vendita, il prezzo dell’oro può scendere. Di conseguenza, viene a crearsi una situazione che viola il “divieto di finanziamento monetario del settore pubblico da parte della banca centrale”, e limita l’indipendenza della banca centrale, dato che vi è di fatto un trasferimento di fondi arbitrario dalla Banca Centrale allo Stato (che, ricordiamo, il Trattato UE prevede siano soggetti ben distinti, allo scopo di mantenere sotto controllo l’inflazione).
Detta in questi termini la scelta del Governo non sembrerebbe ottimale. Invece non è così. Il potere della Banca d’Italia non è un potere democratico, il cittadino non elegge i suoi membri e non ne è proprietario. Eppure la Banca d’Italia decide il livello di benessere, di ricchezza e di indebitamento, praticamente l’andamento economico, di un paese intero. Ciò fa si che incide in maniera “importante” e “significativa” sulla vita dei singoli.
Aggiungiamo, inoltre, che la crisi economico finanziaria non è nata dalla dissennatezza della popolazione mondiale. Bensì da meccanismi perversi che sono stati creati all’interno di quei gruppi di “scellerati” che controllano e governano le Banche Centrali. E’ lì che siedono e si compiacciono i veri responsabili. Quindi è lì che qualcuno dovrebbe pagare, almeno in parte, il danno procurato.
Qualsiasi critica, di destra o di sinistra, a questo dl anticrisi, nonostante chi scrive non sia berlusconiano, perde importanza e rilevanza, poichè è la prima volta che, negli ultimi anni, un governo tenta di incidere e chiedere conto (nonostante tutto sono briciole) ai “signori del signoraggio”.
Ed è, forse, proprio da questa scelta di governo che nascono gli scandali delle spie prostitute, gli assalti pre elezioni europee alle sedi della Lega Nord, gli avvertimenti su nuovi terremoti governativi dell’elitario D’Alema e gli appelli ed i consigli a Berlusconi di Francesco Cossiga che ha definito Draghi un “mercenario”. In fondo lo sappiamo tutti che Cossiga è fedele solo alla Sacra Romana Chiesa, non al signoraggio.
Adesso si comprendono meglio anche gli sfoghi di Tremonti…
Cina e Stati Uniti hanno firmato un ennesimo accordo. I due paesi sostengono di avere gettato le basi per una positiva e cooperativa relazione per il prossimo secolo. A parlare è Hillary Clinton al termine della due giorni di “Dialogo strategico ed economico”.
I temi affrontati sono stati diversi. La Cina si è dichiarata concorde sulle preoccupazione di un Iran con armi nucleari. E ciò ha destato grande consenso per gli USA.
I temi caldi, però, erano altri. Primo tra tutti quello della crisi economico finanziaria. I due Paesi si sono accordati per guidare l’economia globale fuori dalla recessione e per forgiare un’alleanza più stretta sulle questioni spinose dell’ambiente e della politica estera.
I punti fermi dell’accordo sono stati: il mantenimento delle spese “di stimolo” per l’economia, almeno finchè la ripresa non sarà assicurata, la firma di un memorandum sul clima, l’energia e l’ambiente. La Cina, infine, promette di sostenere la libertà dei traffici commerciali combattendo il protezionismo.
Sul clima i due paesi si sono impegnati a contenere le emissioni di gas serra, senza fissare, purtroppo, nè obiettivi, nè tempi. I quotidiano affermano che più di così, in questo contesto, non si poteva ottenere. Nel contempo sottolineano come la Cina sia indispensabile all’America. Ma quale è la ratio dei cinesi in questo contesto?
Perchè mai il principale mercato al mondo per numero di “consumatori” e l’economia che fa da traino all’intero pianeta deve acquistare debito americano e non, ad esempio, aziende americane? Perchè mai, tutti i miliardi incassati dalle attività di export cinese devono finire per far indebitare gli USA?
La risposta non è poi così scontata. Gli Usa sono vitali per i cinesi, ancora dipendenti dall’export per sopravvivere in patria e esposti al dollaro fino a un livello di non ritorno. I cinesi chiedono a gran voce agli USA di essere prudenti nelle emissioni di debito pubblico che stanno inondando i mercati.
L’eccessivo ricorso al debito, in una logica di lungo periodo, non fa altro che ipotecare il futuro della nazione. Poichè questo debito viene restituito in tasse da parte dei cittadini. Questo vale anche per gli americani, nonostante siano la principale economia.
Il ricorso al debito, però, ha anche un ulteriore risvolto. Quello di dare potere ai creditori. In questo caso, sono cinesi. Ma il debito americano ha una ulteriore valenza. La Cina, infatti, non presta soldi agli USA, ma acquista i bond USA. I bond usa si stampano dopo che si è stampata moneta USA.
Pertanto, gli unici creditori USA sono quelli a capo dell’Istituzione che stampa i dollari, cioè la FED o banca centrale statunitense. La Cina vanta il più grande debito del mondo, mai avuto nei confronti di un unico paese. Il tutto è nato nei primi anni ‘90, quando il dollaro ha iniziato a svalutarsi. E’ da lì che ha preso il via il boom cinese. Piano piano i mercati occidentali si sono riempiti di prodotti realizzati in Cina. Le aziende hanno delicalizzato le loro produzioni. Dall’altro lato si sono però svuotate di prodotti in patria. E’ così che, nel contempo, la Cina ha iniziato ad acquisire debito americano. Il meccanismo è quasi da “cavallo di troia”.
In sintesi il creditore (Cina) finanzia il debitore (Usa) per permettergli di continuare a
comprare e alimentare così l’illusione di ricchezza occidentale. La domanda è: dove ha trovato tutti
quegli yuan che poi ha cambiato in dollari? La risposta è semplice: li ha stampati.
Gli USA stampano dollari per comprare e la Cina stampa altri soldi per mantenere il debitore. Se tenta un azzardo virtuale, considerando USA e Cina un unico mercato e un unico sistema economico finanziario, si arriverebbe a paragonare la situazione a quella della Parmalat.
La Parmalat, infatti, era un’azienda che, in forme e modi differenti, aveva attuato lo stesso sistema. L’azienda aveva un capitale di 100 e debiti per altrettanti 100. Intuitivamente il vero valore dell’azienda doveva essere zero (100-100=0). Invece, stranezze del mercato, fino a quando non si è scoperto il trucco, per tutti valeva 200.
Così stanno facendo Cina e USA. Raddoppiano il valore dei mercati coprendosi a vicenda nel tentativo di sommare crediti a debiti. Senza spaccarci troppo la testa, il sistema è simile a quello di chi, prossimo al fallimento, mette in atto un giro di assegni, pagando i debiti con assegni scoperti e così via fino a quando qualcuno, banche o creditori, non si insospettisce e chiede soldi veri invece degli assegni e allora crolla tutto il castello di “carta”.
Tra i due paesi il meccanismo è lo stesso. La differenza è che sono daccordo e nessuno dei due ha interesse al fallimento dell’altro. Ma chi trae realmente vantaggio da questa situazione?
In Cina i neo capitalisti e gli ex funzionari di stati. In USA il sistema bancario. A rimetterci sono solamente le persone comuni: i lavoratori con paghe da fame in oriente e con debiti elevati in occidente.
Me lo sono sempre domandato… e non l’ho mai capito. Non che voglia farmi gli affari suoi. Però è diventato noto perchè “disturbatore televisivo”… ma si prende uno stipendio per farlo?
Ecco la notizia….
Immancabile incursione di Gabriele Paolini ai mondiali di nuoto di Roma. Il disturbatore televisivo per antonomasia, non poteva mancare l’appuntamento più mediatico del momento e infatti eccolo ospite non gradito sulle tribune del Foro Italico. Paolini ha intonato con il megafono cori contro il premier Silvio Berlusconi. Dopo cinque minuti è stato avvicinato da uno steward che lo ha invitato al silenzio.
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