Annunciatrici TV: dalle signorine buonasera al “signorino”

user_portraitNe sono passati di decenni da quanto la TV nazionale aveva affidato ad annunciatrici, sempre sorridenti e curate, il compito di informare il telespettatore sui programmi della giornata. Oggi, arriva la notizia del primo “signorino buonasera“, anche se il termine è diventato obsoleto e demodé. Frutto di una nostalgica visione di una figura che ha, ormai, rimane solo un ricordo.

Le annunciatrici del passato erano sempre perfette nella dizione, nell’abbigliamento e nella pettinatura. Quelle di oggi sembrano prese in prestito da una sfilata di moda dove, si sa, la necessità di apparire prevale sulla dizione e sulla spontaneità. Poi ci si mette la parità dei sessi che, invece di passare per emancipazione femminile, si trasforma in scimmiottamento reciproco tra sessi, basato sulla diffusione trasversale del peggior sessismo.

Non è un caso che in parlamento arrivano solo donne carine e che, gossip politico voglia, s’ingraziano la poltrona per sospetti meriti da meretrici. Così come non è un caso che, la professionalità maschile nei ruoli tipicamente femminili, passa sempre per il vecchio canale estetico. L’estetica e la prestanza fisica, tipiche virtù che hanno fondato il successo della donna in molti ruoli sociali, oggi diventano anche prerogative per il genere maschile. Ma non per tutti maschi. Quelli ricchi e di potere, infatti, continuano a possedere la bellezza senza averla. Grazie al loro pingue portafoglio. Ma queste sono alter storie, che lasciano il passo alla notizia del giorno.

Infatti, ciò che conta nel presente è che Livio Beshir, madre italiana e padre egiziano, è il nuovo annunciato­re di Rai Due. Ha studiato da attore e ha lavorato per Sat 2000 e Rai Futura. La Rai ha ri­tenuto che il suo primo annunciatore maschile dovesse anche essere di colo­re: un segno dei tempi, come si dice, sia in senso semiologico che in quello so­ciologico.

Ma che fatica: per diventare “signorino buonasera”, Livio Beshir si è laureato con lode in Scienze della Co­municazione, è diventato giornalista pubblicista, ha vinto una borsa di Stu­dio Erasmus alla Facoltà di Scienze So­ciali della Sorbonne di Parigi, ha studia­to tecniche recitative al Living Theatre e conta al suo attivo esperienze di lavoro nel teatro, nella tv, nel cinema e nella pubblicità.

Dal 2003, ogni rete Rai ha a disposizione freschi volti femminili per annunciare le tra­smissioni: dizione incerta ma facce sba­razzine da tv moderna, commerciale. So­no quelle ragazze che all’inizio pareva­no sedute su un divano letto (un divano letto?) e che poi si alzavano e puntava­no il dito contro lo schermo. Qualche nome è rimasto impigliato nelle crona­che, tipo Virginia Sanjust di Teulada o Barbara Matera. Per l’occasione, un’an­unciatrice storica come Alessandra Canale fece una scenataccia, con tanto di lacrime in diretta e prime pagine dei giornali.

Chi lo sa se, forse, anche lui dovrà sdraiarsi in un letto divano e puntare il dito con un sorriso ammaliante verso il telespettatore. O se, prima o poi, finirà sull’agenda degli appuntamenti del premier di turno. Commenti a parte, una domanda viene spontanea. Con i telecomandi che permettono di accedere a menù completi di programmazione completa per ogni singolo canale, che senso ha annunciare i programmi?

Domanda sciocca. Le signore italiane lo guarderanno pensando, in fondo, è “proprio un bel figliolo”. Le ragazzine lo cercheranno nelle serate in discoteca. I mariti lo tollereranno. E i ragazzi avranno una fila in più da fare per sfondare nel mondo dello spettacolo, come se non bastassero quelle di Amici, del Grande fratello o di Xfactor…

Roskilde festival: la maratona dei nudi nella Woodstock danese

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Il Roskilde Festival, costituito nel 1971, è il più vecchio, grande ed importante festival musicale dell’Europa continentale, secondo per dimensioni nel mondo solo al Glastonbury Festival in Inghilterra. Si svolge a Roskilde, città della Danimarca da cui prende il nome. Oltre a una selezione musicale all’avanguardia ruotante attorno alla musica moderna indipendente ma estendentesi al jazz, all’elettronica, alla world-music e a pressoché ogni genere musicale, il festival presenta tutta una seria di attività collaterali quali cinema, performance-art, poetry slam, e la maratona nuda. Proprio così, una corsa senza vestiti che è diventata ormai un appuntamento fisso.

In questa galleria trovate una raccolta di immagini e a questo link trovate il sito della manifestazione.

Preparativi per il G8: tutti i segnali di un clima marcio…

Sembra quasi un film dove, la strategia della tensione si gioca su un intreccio di storie scollegate tra loro. Leggere i quotidiani on line oggi, crea ansia. Il disorientamento del lettore è tale che, senza consapevolezza, ci si ritrova turbati senza più nemmeno avere coscienza del motivo.

Da un lato continuano gli attacchi della stmpa al Presidente del Consiglio. Il Time, anche oggi, non lesina complimenti: “Tappa la bocca a chi critica”.”La politica italiana sempre più reality show” e il Cavaliere ne è “il produttore”. L’Economist: “Il vero scandalo? Berlusconi che nega la crisi”. La stampa londinese sembra non aver nulla di meglio da fare se non cavalcare in maniera asfissiante gli scandali. Quasi fino a portarli a noia. Un pò come accadeva prima della morte di Lady Diana per le vicende reali. Tuttavia la monarchia è ancora sul suo trono. Non che abbiano tutti i torti, ma reiterare il già detto serve solo a sminuirlo e non a renderlo “consapevolezza collettiva”.

Dall’altro lato gli USA avvertono i loro concittadini che si trovano in Italia chiedendo loro di fare attenzione nei giorni dello svolgimenti del G8. Da italiano non ho mai sentito parlare di aggressioni “politiche” a cittadini stranieri che visitano il paese come turisti. Sopratutto mai ad americani. Quali recondite motivazioni o informazioni spingono la Casa Bianca a questo avvertimento? Di certo la notizia non fa stare tranquilli.

Aggiungiamoci pure la notizia dell’arresto di un gruppo di anarchici. Due per l’esattezza, che volevano sabotare il trasporto ferroviario nazionale. Caso strano dopo un grave incidente che ha riguardato le Ferrovie dello Stato e che ha sventrato Viareggio. Nonchè provocato un numero di morti che sta salendo ora dopo ora. Il macabro conteggio è arrivato a 22.

Sempre di oggi è la notizia di un blitz antimafia. Sembra, inoltre, che stessero organizzando una nuova strage nella quale avrebbe dovuto perdere la vita il PM Piscitello. Sempre rimanendo a casa nostra, continuano gli aggiornamenti sulle vicende giudiziarie di Bari. Si parla apertamente di una talpa.

Infine, la terra continua a tremare all’Aquila.

Per fortuna che è estate e che si dovrebbe stare tranquilli in vacanza. Ma un pò di pace no?!?

Obama Medvedev: disarmo militare e accerchiamento militare

La notizia è uscita come agenzia di stampa. Dmitry Medvedev e Barack Obama firmeranno a Mosca, in occasione del vertice Russia-Stati Uniti in programma fra il sei e l’otto, un memorandum di intenti sulla riduzione degli armamenti strategici. ”Sara’ un documento quadro, che definira’ gli obiettivi per l’ulteriore lavoro necessario per definire un accordo per sostituire il Trattato per la riduzione delle armi strategiche, Start I”, ha dichiarato Sergei Prikhodko, consigliere di politica estera di Medvedev, citato dall’agenzia di stampa Itar-Tass.

Contestualmente è uscita un’altra agenzia di stampa. Il presidente russo Dmitry Medvedev e l’omologo statunitense Barack Obama hanno intenzione di firmare, la prossima settimana, un accordo sul transito del materiale militare americano verso l’Afghanistan via Russia. A dichiararlo il principale consigliere diplomatico del Cremlino, Serguei Prikhodko.

Alle ultime elzioni presidenziali gli americani hanno votato per un presidente che credevano pacifista. In realtà, così non sembra essere. Il fronte del conflitto si era spostato dall’Afghanistan all’Iraq. Oggi è stato semplicemente ricollocato in Afghanistan. Le due notizie arrivano proprio nelle ore in cui si sta compiendo una delle più dure battaglie nella valle della droga.

Sono coinvolti 4.000 soldati Usa e 650 afgani. L’operazione si chiama “Khanjar”, “colpo di spada” e mira a liberare la provincia dai talebani.

Un Marine è morto e altri sono rimasti feriti. Larry Nicholson, capo delle operazioni militari, afferma: è una «battaglia infernale». La brigata 2/8 dei marines sta avendo difficoltà nell’avanzare nel sud. Le difficoltà sono arrivate quando i marines hanno cercato di conquistare Garmsir, lungo il corso del fiume Helmand, e cercato di ripulirla dalla presenza talebana. Si tratta di una città chiave nel sud, considerato la roccaforte dei miliziani. «Una base talebana a sud di Garmsir è stata spazzata via, ma ciò non significa che il nemico sia fuggito», ha aggiunto Nicholson. Le cose vanno meglio, invece, per il battaglione 1/5 che ha incontrato una resistenza militare poco significativa e ha adesso avviato un dialogo con i consigli locali degli anziani.

Un gruppo di insorti è stato catturato nelle ultime 24 ore nella Valle di Musahi, 35 chilometri a sud di Kabul, in un’operazione congiunta compiuta dai militari italiani della Folgore e dai soldati dell’esercito afgano. Durante l’intervento delle truppe è stato sequestrato un buon quantitativo di armi portatili. Secondo quanto riferito dal Comando italiano a Kabul, i combattenti arrestati sarebbero tra i responsabili di molti degli attacchi compiuti nella zona contro i soldati italiani. Due militari italiani sono stati leggermente feriti in seguito ad un attacco suicida. Lo ha reso noto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi.

Su indicazione delle autorità americane, le forze pakistane hanno ridispiegato molte guardie di frontiera con il compito di impedire che i talebani attraversino il poroso confine tra la provincia di Helmand e il Pakistan – 200 km di deserto – per unirsi ai combattimenti o per rifugiarsi in Pakistan.
A Helmand ci sono già 10mila marines, 8.500 sono arrivati due mesi fa in linea con la nuova strategia del presidente americano Barack Obama. Il numero dei soldati americani è salito così a 54mila unità (di cui 37mila nel contingente Nato) a cui si aggiungeranno altri 14mila soldati entro fine anno. Gli americani useranno particolare cautela per cercare di salvaguardare la vita degli 800mila abitanti di Helmand, quasi tutti di etnia pashtun per lo più dediti all’agricoltura e alla pastorizia.

Il successo non è tuttavia assicurato. Il contingente Nato non è mai riuscito a controllare interamente la provincia, anzi, dal 2000 al 2006 (anno in cui i britannici hanno installato qualche piccola base) i talebani sono rimasti i signori di Helmand. In questo lembo di terra, sono numerosi, ben armati e finanziati. Grazie soprattutto ai proventi dell’oppio, investiti in armi in una regione dove molti clan sono dediti al contrabbando.
Ci vorrà comunque tempo. E l’operazione non sarà indolore: ieri due militari britannici sono stati uccisi da un ordigno. Quando si combatte con truppe di terra, le perdite rischiano di essere consistenti. Ma Washington è decisa: la guerra che gli Stati Uniti stanno perdendo si può vincere solo in questo modo, forse.

Data l’importanza dell’azione l’Amministrazione americana ha preso accordi di transito anche con il suo nemico di sempre la Russia. Tuttavia, è alquanto bislacco che le due nazioni si accordino da un lato per smantellare i loro arsenali di guerra e dall’altro per favorire il passaggio di armi da una nazione all’altra. Paradossalmente, l’iniziativa è paragonabile ad una operazione di accerchiamento che si avvicina sempre più pericolosamente ad una terza nazione. Forse la Cina?

E’ inusuale, infine, che l’alleato del momento sia l’Italia, che è anche amica della Russia e che da sempre ha dimostrato, grazie a Silvio Berlusconi, quanto il paese a forma di stivale ci tenga a far si che tra le due nazioni scorra buon sangue. Se i due accordi verranno firmati, Caino avrà fatto pace con Abele. Giocheranno a risiko per un pò, conquistando o accerchiando differenti nazioni, fino a quando non arriveranno a scannarsi, come tradizione storica vuole, o, casomai ci aspettasse un colpo di scena, fin quando non si avventeranno sulla lupa dal cuore materno.

Partito Democratico: D’Alema dice basta al leaderismo plebiscitario

Normalmente mantiene la calma e ha il sangue freddo. In questo caso, si direbbe che D’Alema ha sbottato.

Forse, come la maggior parte degli italiani di sinistra, non ne può più di tanta “incapacità politica”. Da un lato c’è chi vuole un partito democratico “popolare”, forse sarebbe meglio dire “populista”. Chi vuole il nuovo ma non sa trovare “nulla di nuovo”, se non facce nuove, ma con idee confuse e i modi impacciati, poco efficaci, a volte goffi. Scimmiottare il cambiamento introdotto da Berlusconi e dalla vecchia Forza Italia non è una mossa vincente.

Dall’altro lato c’è lui, l’antipatico. Uno dei pochi leader della storia repubblicana che non ha mai messo la faccia in campo. La sua arte si. La sua politica pure. Ma la faccia non ce l’ha mai messa, almeno non l’ha mai candidata al governo del paese. Mai si è presentato alle primarie e tantomeno si è presentato come premier. Una carenza grave, se si considera che stiamo parlando dell’unico vero esponente di spicco del Partito Democratico.

Nonostante tutto, la visione di D’Alema non è contestabile. Anzi, è apprezzabile. Lui difende gli “apparati” e contesta chi li indica come responsabili delle sconfitte elettorali del PD. L’apparato è uno strumento del partito e gli strumenti non hanno responsabilità se sono mal funzionanti causa incapacità di chi li deve utilizzare. Un coltello taglia solo dalla lama dentellata, così come un trapano buca le pareti se ci si mette la punta.

Così come è giusto che non apprezzi l’etichetta di “responsabile dell’affossamento del PD”. Non è completamente innocente. Lo sa bene anche lui. Ma non è neanche l’unico responsabile. Veltroni, ad esempio, con mossa sorniona e poca leadership ha fallito più di quanto Massimo D’Alema si sia mai impegnato a fare. Se non altro perchè non ha saputo imporsi.

E’ così che il giorno dopo la convention organizzata da Veltroni, D’Alema analizza la vicenda italiana degli ultimi quindici anni e rilancia la sua idea di partito. Che deve scacciare le suggestioni leaderistiche e tornare a fare politica. Cosa che, spiega il presidente di Italiani Europei, al congresso di ottobre non si potrà fare. “Bisognava cominciare da una discussione seria e libera e poi, dopo, pensare alle candidature. Ora è necessario liberarsi di un progetto di partito che ha chiuso in una gabbia troppo asfittica il Pd”. Non cita Veltroni ma il destinatario di queste parole sembra proprio l’ex segretario.

D’Alema critica lo statuto del partito, sostenendo “l’impianto costitutivo tradisce l’impronta culturale antipolitica” e la conseguenza di questo “è che andiamo a un congresso in cui non si può parlare di politica”. Poi spiega: “Se c’è un poveretto che è iscritto al Pd ma a cui non piace nessuno dei candidati alla segreteria non può dire la sua perchè lo si può fare solo se si appoggia una candidatura”.

La visione veltroniana non solo si è svuotata di forza e di contenuti, ma non ha nemmeno saputo reinterpretare o inviduare nuovi strumenti perpotersi realizzare. Veltroni aspira al partito berlusconiano, ma non ha la forza di realizzarlo. Così D’Almena riflette: “Alla nascita del Pd ha presieduto lo stesso spirito del 1992-’94, con esiti analoghi e perfino più negativi, uno spirito di antipolitica, una sorta di berlusconismo debole articolato su capo, media e massa. Ma nel centrodestra tutto questo è strutturato mentre dalle nostre parti è debole”. Una tendenza che ha avuto come un esito fallimentare per i democratici: “Aver affrontato l’antipolitica della destra sul suo stesso terreno ha portato alla rapida successione di rovinose sconfitte dell’ultimo anno e mezzo”.

La strada da seguire per far rinascere il Pd, per D’alema, è quella di darsi “regole di partito perchè ora l’impianto costitutivo tradisce l’impronta culturale dell’antipolitica”. Con buona pace di quel bipartitismo caro a Veltroni: “Non ci credo, non perchè sia un male in sè, ma perchè non c’è nella realtà italiana. I partiti sono il frutto della storia, non li si può imporre per legge”.

Il “nuovo” prima di essere messo in campo, deve esistere e, sopratutto, deve essere in grado di emergere autonomamente. Una pianta non cresce se la si estrae dal terreno. Al contrario cresce se riesce a rompere il terreno autonomamente. E’ vero che il Partito Democratico ha lo stesso gruppo di­rigente dei tempi di Bush pa­dre. Ma è anche vero che non si può spacciare per nuovo ciò che non è all’altezza del vecchio. Al momento, grandi pensatori innovativi mancano e lo si desume dal fatto che non si sentano “discorsi degni di nuovi ideali o valori”.

D’Alema non avrà idee nuove, ma almeno sa leggere il presente. Tuttavia, se i politici tendono ad essere rappresentati come burattini tirati da fili in mano ai poteri forti, Massimo D’Almena fa eccezione. Nella sua storia politica recente si è ricava il ruolo di “mangiafuoco” e non di pinocchio. E’ sempre stato un passo dietro al fronte di guerra. Non ha mai lasciato la sua stanza dei bottoni. Non si è mai messo in prima linea.

Se è condivisibile la sua analisi, non si può non riflettere su quanto possa essere utile una mente lungimirante che parla e agisce poco. Quanto possa essere utile un “soldato” che non faccia la guerra sul campo, (alias opposizione), ma che avanza al fronte coperto da un amico. E viene da chiedersi a cosa serva un ambasciatore della politica che non veicola messaggi, ma che li consiglia al sovrano di turno (alias candidato), perchè lo consegni lui stesso.

Delle due l’una. O D’Alema ammette la sua “vigliaccheria politica”, che lo porta ad avere le mani in pasta senza passare per la cucina. Oppure si limiti a mangiare le minestre, riascaldate o meno, che offerte dal Partito.

C’è un mostro nelle fogne in North Carolina

Il video ha avuto più di 2 milioni di spettatori. Un vero record.

Mostra un “mostro” nelle fogne di Raleign, nel North Carolina. E’ uno strano animale che vive attualmente nei canali di scolo della città. Gli esperti sostengono che non sia alieno. Nonostante la sua visione sia alquanto alienante.

A mostrarlo in esclusiva è Il Newsobserver. La “cosa”, non saprei come altri definirlo, è stata scoperta dove durante un’ispezione. Alcuni sostengono che “si tratta di una massa di Briozoi, minuscoli invertebrati acquatici che possono anche raggiungere la grandezza di un’anguria”.

L’ingegnere Mark Senior, che lavora per la municipalità di Raleigh, getta acqua sul fuoco, tranquillizzando i cittadini. “Sono Tubifex, noti anche come i vermi dei canali di scolo, presenza piuttosto comune nelle fogne”, ha spiegato al Denver Channel della Abc.

Al momento non resta che la curiosità, vedremo se gli scienziati sapranno dire qualcosa in più nel prossimo futuro. Sempre che… non sia l’ennesima trovata pubblicitaria di un film di prossima uscita in stile Alien.

Il video su repubblica.it

Naked Office: nudi in ufficio per un giorno

I dipendenti della Onebestway di Newcastle hanno apprezzato l’iniziativa
Tutti nudi al lavoro per un giorno
Una società di marketing britannica ha scelto lo stratagemma per migliorare i risultati: con successo.

Questo è l’articolo…

Tutti nudi in ufficio (Virgin tv)
Tutti nudi in ufficio (Virgin tv)

NEWCASTLE (INGHILTERRA) – La recessione miete vittime e pur di continuare a lavorare si fa qualsiasi cosa. E’ il caso di alcuni agenti di marketing e design della società Onebestway di Newcastle, in Inghilterra, che lo scorso aprile hanno accettato di lavorare per un giorno, nudi, in modo da migliorare il loro spirito di squadra. Secondo quanto raccontano gli impiegati della compagnia, la Onebestway era in crisi da mesi (da quando la recessione aveva colpito l’azienda ben sei colleghi erano stati licenziati) e sembrava che non ci fossero più alternative al fallimento. Tuttavia prima di arrendersi Mike Owen, amministratore delegato della società, ha deciso di rivolgersi a David Taylor, uno psicologo aziendale. Quest’ultimo, dopo aver analizzato bene la situazione della compagnia, ha presentato un’idea bizzarra. Per migliorare i rapporti tra colleghi e lavorare senza inibizioni cosi’ da migliorare i profitti, gli agenti avrebbero dovuto considerare l’ipotesi di lavorare per un giorno senza veli.

PROFITTI – L’idea è apparsa assurda ai più, ma poi gli agenti hanno cominciato a discuterne e hanno deciso di tentare la sorte. Nel giorno stabilito quasi tutti hanno lavorato completamente nudi, ad eccezione di un uomo che coperto le sue parti intime con un marsupio e una donna che non ha tolto la biancheria intima. A dare il buon esempio è stata la ventitreenne Sam Jackson, che non c’ha pensato due volte e nonostante la giovane età non ha avuto problemi a mostrarsi senza veli. «E’ stata un’iniziativa brillante» dichiara la Jackson al tabloid . «Ora tra di noi non ci sono più barriere. E’ stato emozionante e da quel giorno di aprile abbiamo cominciato a discutere con più onestà. La società è nettamente migliorata». L’esperimento è riuscito perfettamente perché oltre ad accrescere l’autostima degli impiegati, sono aumentati i profitti dell’azienda. Ciò è dimostrato dal fatto che nella società sono stati assunti due nuovi designer.

TROVATA PUBBLICITARIA – Questa storia che ai malpensanti potrebbe apparire una bella trovata pubblicitaria ideata dalla stessa azienda per promuovere le proprie attività è stata anche filmata: un documentario, intitolato «Naked Office» sarà trasmesso il prossimo 9 luglio sul canale britannico Virgin 1. In esso gli agenti racconteranno quanto una giornata in ufficio «senza veli» può migliorare lo spirito di squadra. L’amministratore delegato della compagnia, Mike Owen, si dichiara orgoglioso dei suoi agenti: «Ho suggerito a tutti di provare questo esperimento» dichiara Owen. «Ciò non ha niente a che fare con il sesso e dimostra che se fai qualcosa di sconvolgente con i tuoi colleghi di lavoro, i legami si rafforzano. L’esperimento ha dato l’impulso di cui avevamo bisogno». Ma il più soddisfatto di tutti appare David Taylor, lo psicologo aziendale che ha avuto la “brillante” idea: «Invitarli a lavorare nudi è la tecnica più estrema che ho mai consigliato. Sembra strana, ma è molto produttiva. E’ un gesto da fare in estrema analisi, ma produce grande fiducia in se stessi e nelle persone che ci circondano».

Le foto pubblicate da lastampa.it

Come si dice in inglese Berlusconi? Secondo il Times “Sugar daddy”!

Il Times su Berlusconi
“Da eroe a buffone”
dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

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LONDRA – “Da eroe a buffone”: così il Times di Londra riassume gli ultimi mesi per Silvio Berlusconi. Ovvero dal ruolo di salvatore nei giorni del terremoto in Abruzzo, quando il premier volava nei sondaggi, alle sempre più frequenti contestazioni, ai fischi, agli insulti come appunto “buffone”, che accompagnano le sue apparizioni, come accaduto dopo la sciagura di Viareggio. Il premier, scrive il quotidiano londinese, sembra sorpreso ed incerto davanti al mutato atteggiamento dell’opinione pubblica nei suoi confronti: lui che è sempre stato “orgoglioso del suo rapporto con l’uomo della strada”, all’improvviso si sente messo nel mirino. E reagisce, afferma il Times, dando prova di nervosismo e frustrazione, con le solite accuse a “comunisti e complottatori”.

Un secondo articolo, sul medesimo giornale, riferisce le rivelazioni di Domenico Cozzolino, il finto fidanzato di Noemi Letizia, che ha raccontato a un settimanale di come il suo presunto rapporto con la 18enne napoletana “è stato organizzato da qualcuno” nei giorni successivi alla festa di compleanno della ragazza a cui partecipò Berlusconi, e da cui è iniziato lo scandalo. Il Times ha chiesto a un portavoce di Palazzo Chigi se questo “qualcuno” sia il premier, ma ha ricevuto solo un “no comment”. Il giornale nota che tutta la vicenda ha provocato la crescente ira del Vaticano e scrive che, dopo le critiche di giornali e cardinali cattolici, perfino il papa ha “apparentemente alluso al primo ministro” quando l’altro giorno ha sottolineato “l’importanza dell’etica e della morale in politica”.

Sempre sul Times, un terzo articolo affronta un tema lateralmente collegato al caso Berluscono: quello di giovani donne che si accompagnano per denaro a uomini anziani, ricchi e potenti. Alcune sono escrt, altre lo fanno senza arrivare necessariamnete al sesso, altre ancora fanno anche sesso ma invece di denaro ricevono regali, viaggi, favori. Il quotidiano ne fa parlare una, che cerca i suoi clienti su un sito chiamato Sugar Daddy”, in italiuano diremmo “Paparino”.

Atterraggio d’emergenza: volare nudi “non” si può!

Forse aveva paura di farsela sotto e non voleva sporcare i vestiti. O forse la tensione gli ha procurato imprevedibili ondate di calore. Fatto sta che ha costretto tutti ad un atterraggio di emergenza.

Momenti di stupore tra i 148 passeggeri di un  volo della Us Airway partito dalla North Carolina e  diretto a Los Angeles. Keith Wright, 50 anni, improvvisamente si è denudato sull’aereo e non c’è stato verso di farlo rivestire, ne di coprirlo con un lenzuolo. Il caldo o il nudismo non c’entrano niente: l’uomo, originario del Bronx, New York, soffre di disturbi mentali, come ha rivelato la famiglia. Ammanettato in volo da due agenti che si trovavano sul veivolo è stato poi preso in custodia dalle forze di sicurezza dell’aeroporto di Albuquerque, doce l’aereo è stato costretto ad atterrare.

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Potrebbbe essere una nuova idea contro la crisi per le compagnie aeree… organizzare voli per soli nudisti! Eccovi il video dell’atterraggio.

Il Colle come Pilato: tra veline e cene con giudici, Napolitano non interviene

Qualche tempo fa aveva richiamato tutti alla calma. La prudenza del Presidente della Repubblica in merito agli scandali che gravitano intorno a Silvio Berlusconi è sempre stata elevata. Questa presa di posizione è talmente forte, tanto da far apparire il Presidente della Repubblica immobile, seppur non indifferente.

Tale atteggiamento è apprezzato a destra e non viene criticato a sinistra. Tuttavia è lecito domandarsi se sia una scelta ponderata e volontaria o se, al contrario, sia una scelta imposta da un contesto che crea immobilità. Napolitano non si esprime perchè non può esprimersi, o perchè realmente non ritiene opportuno farlo?

In quanto garante della Costituzione e del cittadino non dovrebbe, al contrario, chiarire la sua posizione sulle questioni lasciate aperte da queste vicende? L’unica sua affermazione ha riguardato il rapporto tra la fiducia nei politici e quella nelle istituzioni.

Il Presidente della Repubblica aveva sottolineato, all’apice dello scandalo, l’importanza di scindere tra istituzioni e “uomini della politica”. Così, se i secondi possono essere oggetto di sfiducia, le prime devono rimanere baluardo indiscusso dello Stato italiano.

Se le cene con veline ed escort, rientrano nel malcostume privato di un uomo politico, le cene tra il presidente del consiglio e alcuni giudici, tra l’altro chiamati ad esprimersi sul Lodo Alfano, appartengono alla sfera istituzionale del paese. L’evolvere delle vicende crea qualche falla nella posizione del Presidente della Repubblica.

Esse riguardano il rapporto tra politica e magistratura e il rapporto tra chi “garantisce il rispetto della legge”, “chi fa le leggi” (cioè il Parlamento) e chi è “soggetto direttamente interessato alle leggi stesse”, in questo caso Silvio Berlusconi.  Il lodo Alfano, infatti,  potrebbe sciogliere il “nodo” di tutte le faccende legali di quest’ultimo e non degli italiani.

Napolitano non vuole interferire sull’autonomia della Corte. Ma Antonio Di Pietro, ribatte a questa posizione con le seguenti parole: “Al presidente Napolitano chiediamo, dunque, non di interferire nelle decisioni della Consulta, ma l’esatto contrario, ossia di ripristinare la credibilità e la sacralità di questo organo costituzionale, compito che spetta solo a lui in quanto garante della Costituzione”.

In effetti, l’anonima, quanto conviviale, cena tra Silvio Berlusconi, Luigi Mazzella e altri esponenti della magistratura, ha un vizio. Il vizio del “canale privato”, che sostituisce la forma e la garanzia istituzionale degli incontri di palazzo.

Nelle mura domestiche si può parlare di tutto, dal banale al personale, dal problema istituzionale al problema familiare. Tra una sforchettata e una calice di vino, gli argomenti si mescolano, assieme al cibo, in un processo digestivo che li rende indistinguibili. E’ ciò che crea “perplessità” e che induce alla tentazione di pensare “ad accordi istituzionali” alquanto poco trasparenti.

Sarebbe stato diverso se, al contrario, i diretti interessati si fossero incontrati “all’interno delle istituzioni”, alla luce del sole. Per discutere di ciò che ritenessero più opportuno, a loro scelta, ma almeno rispettando forme e percorsi che non dessero adito a processi interpretativi sotterranei.

Ed è forse per la paura di cadere in questi buchi oscuri che inghiottono la credibilità istituzionale rappresentata dalle persone interessate alla vicenda, che il Colle risponde con una nota secca: sulla questione giudici a cena con Berlusconi non tirateci per la giacca.

Così continua repubblica: Negli ambienti del Quirinale si rileva che non alcun fondamento istituzionale la richiesta, “relativa alla questione sollevata anche in sede parlamentare, di un intervento del presidente della Repubblica che interferirebbe nella sfera di insindacabile autonomia della Corte Costituzionale”.

Queste affermazioni sembrano chiudere il caso. Eppure, in un altro articolo, sempre di repubblica.it è possibile leggere: Ufficialmente, è un “no comment” quello che arriva dal Colle dopo l’appello di Di Pietro. Per il principio di non ingerenza che regola i rapporti tra il Quirinale e il palazzo di fronte dove ha sede la Corte, da Napolitano non può arrivare al presidente Francesco Amirante alcun invito esplicito a risolvere il caso. Ma del pari è forte un’altra considerazione che suona come un consiglio: ogni organo ha, al suo interno, i meccanismi per affrontare una questione delicata come quella di una cena che turba ed altera un equilibrio istituzionale. Quindi anche alla Corte potrebbe prevalere il principio che un giudice non imparziale deve farsi da parte. Napolitano lavora per lenire le tensioni, ieri ha parlato a lungo con i presidenti del Senato Schifani e della Camera Fini raccomandandogli di evitare strappi soprattutto sulle intercettazioni. Ma sulla Consulta ogni passo dev’essere felpato.

Proprio come il clima che si vive alla Consulta dove questa settimana è bianca. Niente sedute. Ma tra i giudici si registra “forte preoccupazione” per quello che viene definito “un momento molto difficile”. I quindici sono divisi, chi sponsorizza la linea Mazzella (”A casa mia invito chi voglio”), chi ne è “profondamente sconcertato”. Prevale una considerazione: la cena forse sarebbe stata meno grave se non ci fosse stato di mezzo il lodo Alfano. Per i giudici delle leggi non esiste il principio dell’astensione obbligatoria proprio perché giudicano leggi, quindi oggetti astratti, ma il lodo in quanto legge ad personam, in quanto scudo di cui beneficia processualmente il solo Berlusconi, identifica il premier come il protagonista unico di una decisione. Sulla quale non sono ammesse ombre di sorta. Il presidente Amirante si è chiuso nel riserbo, ma da lui può arrivare una moral suasion verso Mazzella nel convincerlo a fare il passo indietro.

E’ chiaro, da tutti i giornali, non solo repubblica.it, che in Italia il clima politico e istituzionale è realmente difficile. Le “intercettazioni” diventano un nodo centrale dello scontro politico e non.

Sono troppi i movimenti, le denunce, gli intrighi e gli avvoltoi che si aggirano sulle nostre istituzioni. Purtroppo è facile capire che tali “corvi neri” stanno svolazzando anche sul Colle: unico vero baluardo della democrazia e dei diritti del cittadino italiano sanciti dalla Costituzione.

Come nei peggiori periodi rivoluzionari, si respira aria di “sospetti, dubbi, diffidenze” per cui ogni azione viene messa sotto osservazione per essere riutilizzata come arma, strumento di offesa e di difesa. Questo logorio non può non incidere sulla fiducia istituzionale. Non può non colpire il rapporto tra istituzioni e cittadini. Poichè queste ultime diventano conniventi, o meglio “il palco” di una triste commedia che non strappa applausi e che, al contrario, rischia di essere subissata di fischi.

Napolitano tace e, così facendo, se ne lava le mani.

La scelta di Ponzio Pilato costò una crocifissione. La scelta di Napolitano ancora non è valutabile. Tuttavia, al Presidente “muto” e “prudente” è facile preferire il Presidente Picconatore e il Presidente che dichiarava “io non ci sto”. Facendosi carico delle critiche, ma coerenti con le loro posizioni, Cossiga e Scalfaro, per non arrivare a Sandro Pertini,  non hanno mai dato sentore di “azioni sotterranee”, di “frasi non dette”, o di “atti mancati” che, nella migliore lettura Freudiana hanno un valore inconscio che non si traduce in “ratio”.